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Post - IZ2UUF (davj2500)

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discussione libera / Re:Negozi cinesi e radio Baofeng
« il: Oggi alle 12:37:48 »
voluto divertirmi e gli ho detto: "Lo sa che per utilizzare questa radio serve la patente radioamatoriale?" La risposta è stata più o meno questa: "Sisì, ma io ho patente ladio amatoliale!" 
Se guardi bene tra gli scaffali, insieme alle Baofeng potrai trovare in vendita anche la patente ladio amatoliale originale cinese marchiata CE (China Export).

Ciaoo
Davide

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LPD - PMR - SRD / Re:RETE RADIO MONTANA
« il: 13 Novembre 2019, 17:37:43 »
E grazie al cielo non ha radio in assegnazione e non usa Emercomnet (la Rete Regionale di PC del Piemonte).

Qui in Lombardia ci sono varie associazioni che hanno le radio regionali ma la rete regionale non può essere usata da nessuno se non previa autorizzazione da parte della Regione. Si comunica l'attività, di solito attivata tramite CCV, e si chiede di poter usare la rete nelle date/ore prestabilite e la Regione autorizza o nega. Vengono autorizzate le attività classificate "grandi eventi" ed altre inerenti la protezione civile come il presidio frane, monitoraggio rischi idrogeologici, ecc. e vengono rigettate quelle tipo viabilità alla sagra della salamella. Non so, ma penso possa essere così anche in Piemonte.
Per cui quasi tutte le associazioni hanno i loro ripetitori e le loro radio per le attività di routine ma di solito sono gelosi delle loro infrastrutture e non so quanti sarebbero disposti a consentirne l'accesso per altri usi.

Scusate l'OT.
Ciaoo
Davide

3
Qui siamo in una sezione "Banda Amatoriale" per cui il discorso andrebbe magari spostato perchè faccio notare che il Baofeng viene largamente usato anche come PMR
Abusivamente se non altro per la potenza

Ciao Bruno.

Eh no, il Baofeng UV5r è un apparato ad uso esclusivamente radioamatoriale e sta nella sezione che gli compete. Già ci sono orde di venditori online che usano formule oscure per indurre a pensare che siano a libero uso ma nel contempo parandosi il culo con frasi tipo "apparato di libera vendita soggetto alle normative vigenti", almeno noi che non li vendiamo, mettiamoli dove devono stare.
Se poi la gente vuole usare apparati radioamatoriali come PMR-446, che faccia un po' quello che vuole, ma se vuole informazioni deve cercarle negli apparati radioamatoriali.

Ciaoo
Davide

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LPD - PMR - SRD / Re:RETE RADIO MONTANA
« il: 13 Novembre 2019, 14:39:02 »
Esiste già una piccola infrastruttura di ripetitori a copertura di alcune valle del Piemonte; SE il progetto VHF DMR prenderà piede, con le quote di adesione all'associazione NO PROFIT, al netto delle spese di gesione (quindi NE' RRM NE' l'associazione stessa ci guadagna alcunchè) verrà espansa la rete dove ci sarà maggior richiesta/utilizzo (da parte degli associati, ovviamente).

Ciao Giovy.

Suppongo si tratti di un'associazione di Protezione Civile.
A questo proposito, mi ricordo tempo fa il malumore che serpeggiava tra i funzionari della Regione Lombardia perché, avendo dato in gestione blocchi di radio a gruppi di radioamatori, era andata a finire che la rete regionale di Protezione Civile era continuamente usata in stile ponte radioamatoriale, con ogni giorno "controlli", saluti al QRA familiare, ringraziamenti, ecc.
Adesso i radioamatori che hanno accesso alla rete sono pochi e selezionati.

Ciaoo
Davide

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discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 13 Novembre 2019, 12:31:14 »
Mi ero reso conto che aumentando la tensione all'ingresso dell'lm317 l'aletta di raffreddamento si faceva ancora più calda in modo che non ci potevo tenere più il dito sopra . Allora subito ho girato all'indietro la manopola dell'alimentatore variabile . Era necessaria questa prova per vedere se variava l'assorbimento delle pile . Ma questo era sempre lo stesso

Hai fatto bene a fare la prova.
L'LM317 ha un funzionamento molto semplice ma che consente molti utilizzi.
Questo integrato ha tre pin: IN, ADJ e OUT. Esso funziona facendo regolando la tensione su OUT alzandola o abbassandola in modo che tra OUT e ADJ ci siano sempre esattamete 1.25V di differenza.
Usando la Legge di Ohm, si possono ricavare diverse applicazioni.

Puoi fare un regolatore di corrente:



L'LM317 regola la tensione su OUT per avere 1.25V di differenza tra OUT e ADJ. Siccome tra OUT e ADJ c'è una resistenza da 1.2 ohm, per provocare una caduta di tensione su 1.2 ohm dovrà applicare su OUT una tensione che causi una corrente di circa 1A nella resistenza. Al circuito partecipa anche il carico "LOAD" che è in serie. Per cui l'LM317, al variare di LOAD, deve variare la tensione su OUT per fare in modo che su R1 scorra sempre 1A affinché su ADJ ci siano 1.25V in meno. Di consenguenza, anche su "LOAD", essendo in serie, scorrerà sempre 1A.
La resistenza R1 dissiperà 1.25V2/R1 watt (in questo caso 1.3W) e andrà adeguatamente dimensionata.

Puoi usare lo stesso principio per fare un regolatore di tensione:



In questo caso R1 e R2 sono prestabilite. Di nuovo l'LM317 ha necessità di garantire 1.25V tra OUT e ADJ. Essendo R1 da 240 ohm, ciò significa che su OUT deve esserci una tensione tale per cui nel circuito che comprende R1, scorrano V/R=1.25/240=0.0052A = 5.2mA.
Ora, R2 è in serie con R1, per cui dovranno scorrere 5.2mA anche in R2. Supponiamo che R2 sia 1kohm, avremmo che RT=R1+R2=240+1000=1240 ohm. Per far scorrere 5.2mA su 1240 ohm, serve una tensione di V=I*R=0.0052*1240=6.448V. Per cui tra OUT e GND puoi prelevare una tensione stabilizzata a 6.448V.
Chiaramente se in R2 metti un trimmer, puoi regolare la tensione che vedi su OUT.
In questo caso la corrente che scorre su R1 e R2 (5.2mA) è molto piccola e la potenza dissipata dai due resistori è molto bassa (27mW per R2) e puoi usare anche resistori piccoli.

Ciaoo
Davide

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LPD - PMR - SRD / Re:RETE RADIO MONTANA
« il: 13 Novembre 2019, 11:00:03 »
Vi pregherei di evitare speculazioni o ilazioni sul NULLA, dal momento che quello che conoscete di questa implementazione è ancora NULLA, perchè quando tutto sarà operativo verrete informati come tutti.

Abbi pazienza Giovy, ma la gente discute su quello che viene pubblicato nel thread sulla base delle informazioni che sono state date: i forum, credo, servono a questo.
Se si vuole che non sia discussa l'iniziativa DMR con illazioni, è sufficiente evitare di annunciare l'iniziativa DMR senza informazioni.

Ciaoo
Davide

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discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 13 Novembre 2019, 10:37:58 »
Aumentando la tensione all'ingresso , la corrente di 360ma non aumenta affatto ! È sempre costante ! Attenzione però ! Usando lm317 piccolo bisogna mettere una bella aletta di raffreddamento altrimenti si brucia .

Tieni conto che l'LM317 dissipa come potenza (Vin-Vout)*I.
Nel tuo caso Vin=6V, Vout=1.35V, I=0.36A, per cui la potenza dissipata è 1.674W.
Un LM317T (cioè in TO220) può dissipare, senza aletta aggiuntiva, al massimo 0.5W. Con opportuno dissipatore, fino a 20W. Quello che hai tu, che direi essere un TO-39, arriva a 2W massimi con aletta di raffreddamento per cui nel tuo caso è quasi al limite delle sue capacità.

Ciaoo
Davide

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discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 13 Novembre 2019, 09:41:43 »
Quello che non so e' come misurare la corrente che puo' erogare un caricabatteria, quando hai solo quello in mano e non hai neanche la batteria.

Questo dipende dalla circuiteria del caricabatterie.
Se è un caricatore "intelligente" va in qualche modo indotto a credere che ci sia una batteria da caricare altrimenti non si attiva. Per farlo ci vorrebbe qualche circuiteria capace di presentare ai suoi capi una tensione ma al momento non c'ho pensato.

Se è un caricatore a corrente costante, come quelli basati su LM317, non hanno una corrente "massima" ma una fissa: se è fatto per erogare 100mA, puoi anche metterlo in corto che sempre 100mA eroga. Per cui basta mettere l'amperometro tra il + e il - del carica batterie e leggi qual'è la corrente fissa.

I caricatori tipo "super-becero" come quello incorporato nella Midland G9 di cui avevo pubblicato lo schema qui prima sono fatti con una semplice resistenza in serie. Nel caso della Midland si tratta di un resistore da 165 ohm (due 330 in parallelo) per cui, alimentati da 12V, per la legge di ohm la corrente massima che scorre, mettendo il caricatore in corto, è 72mA. Con la batteria inserita, la corrente diminuirà ulteriormente. Anche in questo caso la corrente massima si può misurare mettendo l'amperometro tra + e -. Tra l'altro 12*0.072=0.864W: i due resistori dissipano quasi mezzo watt a testa e, considerando che sono SMD, si scalderanno anche ben bene.

Ciaoo
Davide

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LPD - PMR - SRD / Re:RETE RADIO MONTANA
« il: 13 Novembre 2019, 09:21:06 »
sono daccordo con Davide,su tutto.
 non vogliatemi male se mi è venuto il sospetto che tutta l'attività stia assumendo un carattere commerciale.

Secondo me non c'è niente di male se l'attività assume un aspetto commerciale. Se riescono a creare un servizio e farselo pagare, in questo periodo di moria delle imprese, è tutto di guadagnato per loro e per chi ne usufruisce con soddisfazione.
Solo che anche in questo caso non riesco a coglierne la strategia verso il successo.

Mi viene in mente un parallelo con la storia di Iridium. Nei primi anni '90 la Motorola pensò di collegare l'intero pianeta con una rete di 66 satelliti ad orbita bassa utilizzabili con una specie di cellulare. Quando la rete di satelliti fu completata, nel 2002, il mondo era già totalmente coperto dalla telefonia cellulare che costava pochissimo, funzionava anche dentro gli edifici e supportava il roaming. Per cui il sistema Iridium, pensato per mettere un telefono in tasca a tutti, era rimasto utile a navigatori oceanici e scalatori dell'Everest, ed i relativi ricavi furono una goccia nel mare rispetto ai 5 miliardi di dollari spesi per mettere in piedi il sistema.
Al momento in cui fu concepito Iridium non aveva ancora una vera concorrenza, anche se la Motorola, in prima fila nello sviluppo del GSM, poteva anche immaginarsi come si sarebbe sviluppato il mercato nei 10 anni successivi.
In questo caso, se si partisse con un progetto commerciale del genere, ci si troverebbe a combattere con una concorrenza già consolidata come la telefonia cellulare, che volenti o nolenti, copre molte aree montane e ogni giorno ne copre di più, unita ai sistemi di segnalazione satellitari, tipo lo Spot GEN3 che si compra su Amazon a 165€, pesa 113g e con 6€ al mese consente da qualunque punto del globo (o del piano, per i terrapiattisti) il tracciamento della propria posizione che viene mostrata su internet in tempo reale agli utenti abilitati oltre che ai soccorsi.

Ciaoo
Davide

10
LPD - PMR - SRD / Re:RETE RADIO MONTANA
« il: 13 Novembre 2019, 00:54:15 »
Ovviamente è tutto legale. Apparati VHF DMR omologati dotati di GPS, inseriti uno ad uno nella concessione, venduti già programmati da rivenditori autorizzati o programmati da nostri addetti sparsi sul territorio (con radio bloccata in lettura, così da non rilevare la chiave crypto). Sicuramente per escursionisti e alpinisti che praticano la montagna ad un certo livello, e vogliono dotarsi di uno strumento "di un certo spessore". L'8-16 resterà come canale primario, ovviamente

Ciao a tutti.

Non mi è chiara la strategia in corso.
La RRM ha basato finora la sua filosofia su un network peer-to-peer basato sul principio che più utenti si sintonizzano sull'8-16, più è probabile poter dialogare con qualcuno in ogni circostanza.
Per agevolare la massima diffusione si è puntato sui PMR-446, che costano poco, che tutti possono usare, che molti hanno già nel cassetto e che possono servire anche per parlare tra partecipanti ad una medesima gita.
La rete non ha infrastrutture e quindi non è sommersa di costi da sostenere e può funzionare benissimo con la sola attività spontanea dei suoi utenti.

Adesso però compare un'opzione che sembra andare in direzione opposta. Innanzitutto l'acquisto di un apparato molto costoso è un limite enorme alla diffusione. Quanti saranno disposti a spendere 600€ per una radio bloccata su RRM? Tra l'altro le DMR civili sono dei bei "malloppi" da portarsi dietro. Questa è la Motorola DP3601 VHF DMR regionale assegnata a me e che ogni tanto mi porto in giro in montagna:



E' un bel mezzo chilo di radio che va trasportato in aggiunta ad un'altra radio da usare per le comunicazioni locali.

Nell'annuncio si parla anche di ripetitori, la cui presenza naturalmente costituisce un valore aggiunto alle radio VHF che fa una bella differenza rispetto ai PMR-446. La radio VHF regionale che mi porto ogni tanto è utile esclusivamente perché accede alla rete di più di 100 ripetitori che la Regione Lombardia ha disseminato per il territorio e che arrivano "a cannone" un po' dappertutto, montagne comprese. Altrimenti sarebbe solo inutile zavorra.
Per offrire copertura radio tramite ripetitori ci vogliono risorse economiche importanti e mi chiedevo chi avrebbe sostenuto tali costi.

Ciaoo
Davide

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Autocostruzione / Re:Misura dei reali mAh di una batteria
« il: 13 Novembre 2019, 00:04:48 »
(la resistenza R1 scaldicchia...  [emoji12] )

Mah neanche tanto. Considera che un resistore del genere, da datasheet, può arrivare a 155°.

Questo è un resistore da 1/4W alimentato con 4.31V*0.058A=0.24998W, quindi alla sua potenza massima:



Come si vede, in condizioni di ottima dissipazione, cioè non saldato su un C.S., libero e lambito dall'aria su tutti i lati, in un ambiente a circa 18° arriva a 68°C. In condizioni di spazio più ristretto e con meno areazione, può raggiungere temperature ben superiori: l'importante è che non abbia nelle vicinanze niente che possa essere danneggiato dal calore.

Facile esercizio per chi avesse voglia: calcolare il valore della resistenza che ho usato in questo esperimento.

Ciaoo
Davide

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discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 12 Novembre 2019, 21:45:57 »
Ciao a tutti.

Se volete misurare la corrente che transita attraverso una batteria tipo le stilo, ministilo ecc. mentre è nel suo porta batterie serve una "sonda" apposita.
Infatti, mentre per misurare la tensione basta mettere un puntale sul "+" e uno sul "-", per misurare la corrente bisogna inserire i puntali in serie alla batteria.
Cioè la corrente non deve andare dal contatto alla batteria direttamente, ma dal contatto al tester e dal tester alla batteria.
Per ottenere ciò possiamo costruire una sonda che possa essere inserita tra la batteria e il suo contatto.
Una possibilità, in stile "Art Attack" è la seguente:



Basta utilizzare del biadesivo di quello un po' spugnoso ed incollarvi sui due lati della normale carta stagnola da cucina. Questo creerà due "piastre" isolate tra loro.
Quindi si fora ed utilizzando una piccola vite di plastica, si mettono due "pagliette" capicorda con due fili che vanno al tester.
La sonda si infilerà facilmente dietro la batteria consentendo la misura della corrente:



Una cosa importante: utilizzate sempre la scala più alta del vostro tester.
Infatti, più la scala è bassa (ad esempio in mA), più la resistenza di shunt all'interno del tester è elevata. Ad esempio, il DMM HP34401 in foto usa 0.1Ω nelle scale 1A e 3A mentre usa 5Ω nelle scale 10 mA, 100 mA.
I caricabatterie, o perché sono fatti in economia o perché troppo "intelligenti", sono influenzati da questa resistenza e cambia la corrente di carica.
Pertanto bisogna scegliere la portata con la resistenza di shunt più bassa.
Avendo due tester potete misurare la resistenza di shunt usando l'amperometro per misurare l'altro in modalità "ohm": il primo misurerà corrente erogata dall'ohmetro (che non ci interessa), il secondo misurerà la resistenza di shunt del primo tester.

Ciaoo
Davide

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Autocostruzione / Misura dei reali mAh di una batteria
« il: 12 Novembre 2019, 17:57:47 »
Ciao a tutti.

L'altro thread sulle batterie mi ha suggerito di trattare anche un argomento complementare alla carica, cioè la misura della reale capacità di una batteria.
Tale misura avviene scaricando la batteria a corrente costante e registrando, al variare del tempo, la sua tensione. Quando la batteria raggiunge una soglia di tensione minima predefinita, il test va interrotto per non danneggiarla e viene considerato terminato.

Per queste misure esistono anche oggetti su ebay a basso costo, ma io ho preferito progettarlo e costruirlo da solo. Come tutti i miei progetti (ma penso quelli di qualunque radioamaotre) è un "work in progress" costante e ogni tanto, quando arriva la voglia e l'ispirazione, esce dal cassetto per qualche miglioria.

Il circuito è basato su un LM317T che fornisce la scarica a corrente costante. A gestire il tutto c'è un Arduino Nano che misura tensione, corrente e controlla un relé con il quale la batteria viene esclusa al raggiungimento della soglia minima.
Tutti i dati vengono registrati su una scheda SD e il controllo del sistema si fa collegando un PC con terminale seriale alla porta USB dell'Arduino.

Questo è lo schema del sistema di scarica realizzato con LTSpice, utile per verificare in anticipo se i vari valori scelti sono corretti così come per validare la potenza dissipata dai vari componenti.



Arduino Nano dispone della possibilità di campionare a 10 bit (cioè con passi da 0 a 1023) tensioni che variano da 0 a 1.1V il cui riferimento è fornito dal'ATMega328 in maniera molto stabile.

La tensione viene misurata tramite il partitore R6/R7 che fa in modo che a 1.1V corrispondano circa 20V di batteria, che quindi è la massima tensione misurabile. Con 1024 passi e 20V fondo scala abbiamo una risoluzione di circa 0.02V che è adeguata all'uso che dobbiamo farne.

Per misurare la corrente, si misura la differenza di potenziale ai capi di una resistenza di shunt che nel mio caso è R2 da 0.33 ohm. Avendo una corrente di scarica di 0.1A, la tensione ai capi della resistenza sarà di 0.1*0.33=0.033V che è un valore molto piccolo rispetto agli 1.1V massimi che può leggere il convertitore analogico digitale. Per questo ho predisposto un amplificatore di tensione basato su un amplificatore operazionale LM358 che amplifica in maniera lineare la tensione in modo che 1.1V corrispondano a circa 500mA.

In ogni caso i valori letti vanno calibrati misurando corrente e tensione con uno strumento esterno e, collegandosi all'interfaccia di controllo, segnalando la lettura effettiva: il software calcolerà e memorizzerà in flash il fattore di correzione rispetto alla sua lettura.



Riguardo all'LM317T, ho calcolato che nella peggiore delle ipotesi avrebbe dissipato un paio di watt e ciò avrebbe richiesto l'uso di un dissipatore.
I dissipatori si caratterizzano per la loro resistenza termica fornita in °C/W, cioè gradi Celsius per watt: in pratica un dissipatore da 1°C/W per ogni watt che dissipa, si stabilizza ad una temperatura di 1°C superiore alla temperatura ambiente.
Avendo trovato un dissipatore ignoto dentro il solito cassetto, non conoscendone la resistenza termica, ho provato a caricare l'LM317T alle massime prestazioni da me attese e ho verificato a che temperature si stabilizzasse:



Il tutto si è stabilizzato sotto i 40° (con temperatura ambiente 20°) provando di essere ben dimensionato.

Come al solito si è posto il problema di rendere l'oggetto "usabile": infatti, questi progetti basati su Arduino sono composti da un mix di componenti discreti e schedine accessorie che cascano da tutte le parti e non si sa mai come fissare.
Io ho risolto progettando una scatola 3D apposita:



In generale ho adottato questa tecnica di fare due semigusci superiore ed inferiore con i pannelli frontale e posteriore che si infilano nelle guide.
E' molto pratico e consente di fare molte modifiche semplicemente ristampando i pannelli frontali.
Oltretutto, quando la scatola è aperta, togliendo i pannelli c'è molta "aria" ed è facile intervenire.


Qui vediamo la scatola realizzata. A sinistra si vedono le due reti di resistori in parallelo che consentono di selezionare correnti di scarica di 123mA o 364mA. Per evitare che diventino roventi, sono dimensionati per dissipare almeno il triplo dei watt che sono normalmente chiamati a dissipare.


Questo è il pannello frontale. I pin "BATT" sono in parallelo e consentono la connessione di una batteria ed un voltmetro esterno per calibrare la tensione. Ho in progetto di metterci in futuro dei connettori per batteria polarizzati e standardizzati.
I pin "CURR" sono anch'essi in parallelo e sono posti in serie alla batteria. Il jumper azzurro collega la batteria al circuito, ma negli altri pin è possibile inserire un amperometro esterno (utile per la calibrazione) che verrà utilizzato togliendo il jumper.
L'interruttore "PROG" serve a disabilitare il reset che avviene quando si collega la seriale. Infatti di default, quando si apre un collegamento seriale sull'USB l'Arduino si resetta per eseguire il bootloader e consentirne la programmazione. A me però serve potermi collegare anche per monitorare come sta andando senza reset: questo interruttore inserisce quindi un condensatore sul pin di reset che lo tiene alto ed impedisce alla seriale di resettare il sistema. Quando è necessario programmarlo, si mette in posizione "PROG" e si procede.
Infine vediamo la porta USB dell'Arduino e la scheda SD contenente i dati registrati.



Nella vista posteriore vediamo il dissipatore dell'LM317T, il commutatore a slitta per variare la corrente di scarica e il connettore coassiale per l'alimentazione esterna (che in alternativa può essere fornita sulla porta USB).

Infine veniamo alle misure. Nel grafico qui sotto vediamo un ciclo di scarica di una batteria al litio CL102050 presa su AliExpress che ha come dati di targa 3.7V, 1000mAh:



Vediamo che la batteria continua ad erogare regolarmente corrente finché raggiunge la tensione di 3.4V, alla quale le batterie al litio si considerano "morte". A quel punto, insistendo, la tensione cala velocemente e la batteria cessa di erogare corrente.
Alla fine la batteria ha mostrato una capacità effettiva di 837mAh (a 20° di temperatura) pari a 3.159 wattora, che per una batteria dei cinesi, abituati a spararle grosse sui dati di targa, non è male.

Naturalmente se qualcuno fosse interessato a qualunque informazione aggiuntiva per farsi il proprio misura-carica, chieda!

Ciaoo
Davide

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discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 12 Novembre 2019, 17:04:20 »
Aggiungo una domanda, riferita piu' che altro ai caricabatterie per pile Ni-Mh.
Come si fa a sapere qual'e' la corrente che un caricabatterie puo' erogare, non essendoci scritto nulla sull'involucro ???
La tensione la misuro col tester, ma la corrente in mA erogata?

Anche quella con il tester. Va messo in serie alla batteria e metterlo in misura di corrente.
Devi trovare un modo di "intrufolarti" tra la batteria e il caricatore.

Ciaoo
Davide

15
discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 11 Novembre 2019, 23:51:07 »
Esatto, l'unico componente critico è la resistenza, meglio se corazzata.

Nel resistore R1 scorre la stessa corrente che hai scelto di erogare quindi il suo lavoro dipende dalla corrente che hai scelto di erogare. Se devi caricare una batteria con 200mA usi R1=6.25 ohm (Vref è 1.25V) e R1 dissiperà 250mW: ne basta una da 0.5W (o due uguali da 1/4 di watt in serie o parallelo).
A scaldarsi è il 317 la cui potenza dissipata dipende dalla tensione in ingresso meno quella in uscita (che dipende dalle batterie collegate) moltiplicata per la corrente.
Con 10V di differenza, sono 2W che sono oltre le possibilità di un LM317 in TO-220 senza dissipatore (con un dissipatore arriva a dissipare 15W).

Ciaoo
Davide

16
discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 11 Novembre 2019, 23:38:41 »
Ho trovato lo schema del G9. Questa è la raffinata circuiteria che carica la batteria:



Due resistori a limitare la corrente ed un diodo in serie...

Ciaoo
Davide

17
discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 11 Novembre 2019, 22:10:28 »
Il vero problema delle batterie Ni-Mh, rispetto a quelle al litio, è che sembrano caricarsi all'infinito (quindi devo contare le ore oppure guardare la tensione) e la radio sembra non essere in grado di rilevare la carica residua, ovvero stimare per quanto sarà ancora operativa. Me lo confermi?

Ciao Raffaele.

E' possibile rilevare quando una NiMh (e le vecchie NiCd) ha raggiunto la carica massima.
Quando la batteria è carica, se ancora caricata inizia internamente una reazione chimica che produce calore ed un lieve calo di tensione. Uno strumento di ricarica dotato degli opportuni sensori e di una logica evoluta può rilevare questo evento e passare ad una carica di mantenimento.
Il problema più che tecnico, è economico. Ai tempi nelle NiCd e NiMh i sistemi di ricarica hanno sempre sfruttato la capacità di resistere alla sovraccarica di queste batterie. Molti modelli resistono senza danneggiarsi ad essere permanentemente caricati a 0.1C, dove C è la corrente in A pari al loro valore in Ah (se la batteria è da 1600mAh, C=1600mA, 0.1C=160mA). Semplicemente dissipano in calore l'energia ricevuta e non immagazzinabile.
Se sovraccaricate con correnti più alte dissipano più calore ma iniziano a deteriorarsi.
Per cui gli apparecchi con batterie di questo tipo hanno dei caricatori molto elementari che erogano semplicemente una corrente fissa un po' più di 0.1C giusto per non metterci un'eternità ma abbastanza bassa da rovinare poco le batterie quando lasciate sempre in carica.
Un sistema "intelligente", cioè dotato di opportuni sensori e di una sua logica interna di gestione, può caricare le NiMh a 1C (cioè mettendoci un'ora per una carica completa) senza danneggiarle.

Invece con le batterie al litio la musica è cambiata, perché se le si maltrattano, queste batterie possono facilmente incendiarsi o esplodere. Dato che nessuno può immettere sul mercato un prodotto che, per quanto economico, se lasciato collegato alla corrente esplode, è stato necessario impiegare sempre sistemi di gestione e ricarica "intelligenti".  Da ciò è scaturita la nascita di integrati di gestione e protezione prodotti in grande serie e che si trovano ormai dappertutto.
Ad esempio questa è una batteria al litio da 3.7V 1000mAh tipo "CL102050" comprata a quattro soldi sui soliti siti cinesi. Ha incorporato un mini circuito stampato su cui si trova un DW01A, che è un integrato specifico che protegge la batteria dall'essere troppo caricata o troppo scaricata (l'integrato sotto è un CS8205G, un doppio MOSFET controllato dal DW01A).



Ciaoo
Davide

18
discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 11 Novembre 2019, 18:49:17 »
Ciao Raffaele.

Non so quale sia il calcolo da fare nell'ipotesi di dover ricaricare una batteria da 4,8 volt 1800 mah, con una tensione che dovrebbe essere di 12 volt in corrente continua a 500 ma di corrente.

Le batterie si comportano come una resistenza che cambia il valore in ohm man mano che si caricano o scaricano.
Se tu applichi alle batterie una certa tensione (es. 12V) vedrai svilupparsi una corrente di tot ampere che dipende dalla resistenza della batteria e dalla legge di ohm.
Le batterie, per essere correttamente caricate, devono essere alimentate in maniera ben precisa. Ad esempio, le NiMh vengono caricate a corrente costante: ciò significa che il caricatore deve modulare continuamente la tensione affinché, applicata alla resistenza che offrono le batterie man mano che si caricano, produca sempre una corrente data.
Il tuo alimentatore esterno fornisce 12V alla radio e fornisce a questa, se li richiede, al massimo 500mA, ma questa non è la tensione che va a caricare la batteria.
Internamente alla radio c'è un circuito che limita la corrente ad un valore sicuro che, secondo i dati che hai fornito, sarà sui 250mA, che come ordine di grandezza è plausibile.
Le Varta di maggiore capacità che hai preso si caricheranno completamente proporzionalmente più lentamente, cioè in circa 10 ore come hai calcolato.
Esistono dei caricatori esterni, in cui puoi mettere le batterie stilo/mini stilo/ecc., che eseguono cicli di carica più complessi e riescono a caricare le batterie in molto meno tempo.
Poi non so cosa ci sia dentro la tua radio, magari c'è dentro una banale resistenza in serie che limita la corrente a spanne ed in maniera variabile in base al carico.

Ciaoo
Davide

19
Yaesu / Re:Yaesu VX2 - Problema TX Vhf
« il: 11 Novembre 2019, 18:22:37 »
Ho misurato in questo modo, va bene?

Non so, dalla foto non vedo bene: devi togliere la batteria e provare con il tester tra il pin a molletta dorata che si collega al "-" della batteria e un altro punto di massa come l'antenna.
Se leggi zero, non hai il problema da me descritto.

Ciaoo
Davide

20
discussione libera / Re:Dubbi su pile e tempi di ricarica
« il: 11 Novembre 2019, 17:32:35 »
ho deciso di aprire un nuovo topic qui, non sapendo bene dove collocarlo. Se i moderatori ritengono di doverlo spostare in una sezione più adatta va benissimo.
Ho 4 pile Ni-Mh da 1800 mah inserite nella mia G9 Pro; nel manuale d'istruzioni il tempo di ricarica per pile a 1800 mah è stimato intorno alle 7 ore, ma sono convinto che non sia così, ma potrei aver sbagliato i calcoli da un punto di vista concettuale.
Ho 4 pile a 1800 mah, quindi ragiono come se dovessi ricaricare 1800 x 4 mah, ovvero 7200 mah. La basetta di caricamento indica la scritta 12 volt e 500 ma, quindi calcolo i tempi di ricarica in 7200 mah/500 ma, ottenendo un risultato di circa 14,4 ore, ovvero esattamente il doppio di quanto indicato nel manuale.

Ciao Raffaele.

Nelle radio le batterie sono messe in serie, per cui 4 pile a 1.2V 1800mAh in serie formano una batteria da 4.8V 1800mAh, non da 7200mAh.
Se il tempo di ricarica è stimato in 7 ore, il caricatore dovrebbe erogare circa 250mA.
L'indicazione "12V 500mA" è l'indicazione delle prestazioni massime dell'alimentatore. Tra l'alimentatore e le batterie dovrebbe esserci un circuito di ricarica che mantenga costante la corrente di ricarica regolando la tensione in arrivo dall'alimentatore.

Ciaoo
Davide

21
Yaesu / Re:Yaesu VX2 - Problema TX Vhf
« il: 11 Novembre 2019, 17:00:41 »
Vediamo adesso che mi arriva la batteria...e valutiamo meglio..

Ciao.

Ho guardato lo schema del VX-2 e ho visto che è fatto come gli altri (VX-5, VX-6, ecc.).
La massa della batteria passa attraverso il connettore di alimentazione che la disabilita quando si inserisce il connettore per la ricarica.
La linguetta che disabilita la massa con l'uso rimane schiacciata e la batteria non risulta più collegata a massa. La batteria trova lo stesso una via di massa tramite il circuito interno di ricarica, ma è molto limitata in quanto a corrente e causa molti malfunzionamenti, tra cui quello di far spegnere la radio quando si trasmette.
Guarda questo thread: https://www.rogerk.net/forum/index.php?topic=73755.msg775128#msg775128

Capire se hai questo problema è facilissimo:
1) togli la batteria e stacca l'eventuale alimentazione esterna
2) individua nel VX-2 qual'è il contatto negativo dove si collega la batteria
3) con il tester prova la continuità tra il contatto del negativo e la massa dell'antenna: se non c'è continuità (o vedi una resistenza elevata) hai il problema sopra descritto

Ciaoo
Davide

22
discussione libera / Re:Le spiegazioni lette di un OM con esperienza
« il: 11 Novembre 2019, 13:42:17 »
il "fatal error" della psiche mi ha fatto letteralmente morire dal ridere..  [emoji23]  (pensavo di trovarlo nei log degli errori di qualche application server e basta insomma)

Ho usato questo paragone perché il loro comportamento mi ricordava quello dei computer che, quando caricati da un compito troppo oneroso, buttano fuori un errore tipo "out of memory" o "operation too complex", si resettano e ripartono dallo stato precedente perdendo tutto il lavoro fatto. [emoji23]

Comunque anche questi personaggi hanno una loro utilità perché talvolta scatenano discussioni in cui loro non imparano niente, ma tanti altri che partecipano, o anche solo leggono, sì.

Ciaoo
Davide


23
discussione libera / Re:Le spiegazioni lette di un OM con esperienza
« il: 10 Novembre 2019, 21:27:23 »
basterebbe leggere anche il solo libretto di Nerio Neri o "come si diventa radioamatore

Sarebbe così se il problema fosse che le persone parlassero di ricordi remoti senza nessuna pretesa di essere degli esperti della materia. Per dire, ai tempi del liceo feci un corso di pronto soccorso di varie ore, ma penso di ricordarmi il 10% di quanto appreso e non sono nemmeno sicuro di ricordarlo giusto. Ovviamente certo non mi metto a dare consigli e pareri su pratiche di pronto soccorso e un ripasso delle basi mi farebbe molto bene.

Ma questi hanno problemi diversi. In particolare molti non hanno la comprensione del testo scritto. Varie volte mi è capitato di vedere testi che sostengono la tesi "X" portati a proprio supporto da gente che sostiene la tesi contraria, che evidentemente non hanno capito niente del contenuto.
Poi ci sono quelli che reagiscono al testo con riflessi condizionati: se trovano nel testo la parola chiave "X", esprimono sempre il concetto "Y", non importa che tesi venga espressa.
Esempio: "Ho comprato una canna da pesca per prendere le trote" -> parola chiave individuata: "canna da pesca" -> commento: "la canna da pesca è sempre un compromesso, le antenne ideali sono risonanti".
Questi tipi di soggetti possono anche rileggere il libretto di Nerio Neri, non sarebbero in grado di comprenderne il contenuto e avrebbe solo l'effetto di confermare ai loro occhi le loro teorie.

Ciaoo
Davide

24
Yaesu / Re:Yaesu VX2 - Problema TX Vhf
« il: 10 Novembre 2019, 17:53:57 »
Su consiglio di un collega IZ4UFQ, ho provato a trasmettere in bassa potenza ed il problema non c'è, mi dice che potrebbe essere la batteria.
L'ho appena presa su eBay a 5 euro; faccio questa prova appena arriva e nel caso non dovessi risolvere provo a sentire Ielle oppure C&Y Song.

Hai provato ad alimentarla con un alimentatore esterno di adeguata potenza (non il suo caricabatterie)?

Ciaoo
Davide

25
discussione libera / Re:Le spiegazioni lette di un OM con esperienza
« il: 10 Novembre 2019, 17:42:15 »
Ho letto una spiegazione data da un OM che mi ha destabilizzato. Un collega si lamentava dell'interruzione della calza in un cavo coassiale vecchio di 20 anni. Un altro gli ha risposto spiegando che la possibile causa era dovuta al fatto che la corrente viaggia sull'esterno della calza del cavo e che, a causa delle infiltrazioni di acqua nello stesso, in questo caso offre una eccessiva resistenza  e quindi pure se non meccanicamente interrotta e come se lo fosse elettricamente.
Per quanto ne so la corrente "viaggia" nella parte interna della calza del cavo coassiale in senso opposto per bilanciare quella del conduttore centrale. Se "viaggiasse all'esterno allora il cavo irradierebbe. Poi la tecnologia avanza e io sono rimasto indietro quindi tutto puo' essere.

Una cosa che mi ha sempre stupito è che ci sono degli appassionati con magari decine di anni di esperienza che continuano imperterriti a ripetere le stesse baggianate. Mi viene spontaneo chiedermi se in tutte queste decine di anni di esperienza non siano mai incappati in qualche testo che smentisca le loro baggianate, cosa alquanto probabile visto che certi concetti sono descritti dappertutto. Se io sostenessi X e trovassi un libro autorevole che dicesse Y, mi verrebbe spontaneo almeno nutrire qualche dubbio e per questo andare ad approfondire l'argomento.
Invece questi... niente: anche se gli metti davanti una pagina di qualcosa del calibro dell'ARRL Antenna Book che dice chiaramente il contrario, si vede che vanno in "fatal error", si resettano e dopo due giorni li rivedi che sostengono come se niente fosse la stessa baggianata di prima. Mai un dubbio, un ripensamento, un approfondimento, niente.

Ciaoo
Davide


26
ricetrasmettitori cinesi / Re:Abbree AR-F8
« il: 08 Novembre 2019, 13:54:58 »
Test? Recensione? Approfondimenti tecnici?

Diamogli tempo, ha aperto la scatola da dieci minuti!  [emoji1]
Per adesso ha scoperto che si può invertire lo schermo da testo scuro su fondo chiaro o viceversa.

Ciaoo
Davide

27
Elettronica & Radiotecnica / Re:Come si scrive il ROS?
« il: 07 Novembre 2019, 16:30:30 »
Più importante anche senza virgole o divisioni capire che il ROS (Rapporto Onde Stazionarie) o SWR dall'inglese Standing Wave Ratio è "semplicemente" il rapporto fra la potenza effettivamente irradiata on-air e quella che "ritorna" indietro ai finali dell'RTX a causa di uno scorretta accordatura dell'antenna/linea di trasmissione.

Sì ma... non è vero. Infatti si chiama "Rapporto Onde Stazionarie" e non "Rapporto Potenza Effettivamente Irradiata e Potenza Riflessa".
Il ROS non è il rapporto tra la potenza effettivamente irradiata e quella riflessa. Non è nemmeno il rapporto tra la potenza diretta e quella riflessa. Ad esempio, con ROS 2, la percentuale di potenza riflessa rispetto a quella complessivamente immessa è del 10%.

Ciaoo
Davide

28
antenne radioamatoriali / Re:larghezza di banda antenne
« il: 06 Novembre 2019, 23:32:10 »
Entrando nel merito, mi sono costruito una G.P. per i 2 metri con un filo di rame da 3 mm., funziona correttamente, ma mi piacerebbe poterla utilizzare in una banda piu' ampia.

Nella tebellina in allegato ho riportato i valori di ros che ho rilevato su questa G.P.

Ciao Enrico.

Per darti un riferimento, ho creato una simulazione 4NEC2 per una GP con 4 radiali a 45° di inclinazione incentrata a 144MHz e realizzata con elementi da 3mm di diametro, lunghezza identica per verticale e radiale pari a 48.71cm.
Questo è l'andamento del ROS da 130 a 160 MHz (clicca per ingrandire):



Il risultato di una simulazione di un'antenna di questo tipo è piuttosto accurato in quanto, data la corta lunghezza d'onda, è possibile facilmente installare l'antenna come se fosse nello spazio vuoto. Per provarlo alcuni anni fa feci un esperimento specifico in cui simulai proprio una GP che cercai poi di costruire con la massima accuratezza per confrontare il grafico dell'impedenza calcolata da 4NEC2 con quella misurata dal network analyzer (qui l'articolo pubblicato).

A 140MHz il ROS è 1.4 mentre a 150MHz è a 1.6. L'antenna si tiene a ROS<2 circa da 136 a 153 MHz. Se devi ricevere, funziona benissimo anche ben oltre i 160 MHz. Se devi trasmettere con un portatile o un veicolare, tieni presente che sono tutte radio di bocca buona fatte per funzionare con antenne con ROS anche elevato.
Nella tua tabella hai scritto a 140MHz "1,4,0" che non vuol dire niente: se è 1.4 è identico a quello calcolato, se è 4.0 è altissimo. Idem per i 150MHz, dove hai scritto "1.7,0", che se è "1.7" e quasi come quello simulato, se è "7.0" è enormemente alto per quell'antenna.
Tieni presente che se scrivi il ROS così non si capisce niente (mi hai ispirato questo post che ti invito a leggere se vuoi).

Ciaoo
Davide

29
discussione libera / Re:Serve corso per VNA ? ( non chiedete a me )
« il: 06 Novembre 2019, 18:18:09 »
per valutare se il gioco vale la candela ho provato a misurare l'efficacia nel ridurre le Correnti di modo comune, ma non sono sicuro che il metodo sia corretto.
Praticamente ho collegato solo un filo del balun e l'altro lo ho scavalcato con un cavetto, poi ho ottenuto il risultato in figura.
A parte i collegamenti "barbari" ( che però in HF spero non introducano troppi errori )
il risultato sarà affidabile ?

Ciao Rosco.

Non mi è chiaro che misura hai fatto.
Ci sono due misure che puoi fare:
- S11 (reflection) collegando solo la porta CH0
- S21 (transmission) collegando sia la porta CH0 che la CH1

Entrambe le porte hanno un centrale e una massa (che è in comune).

Un choke è una aggeggio con quattro poli: centrale e calza su un lato A, centrale e calza sul lato B ed il suo funzionamento è reversibile.

Se vuoi misurare la sua impedenza di blocco, puoi sia usare la misura S11 che la S21.

Per la S11 puoi collegare la calza A al centrale di CH0 e la calza B alla massa di CH0 lasciando i centrali aperti; collegando il centrale A e il centrale B lasciando la calza aperta hai risultati quasi identici per cui va bene lo stesso. Esegui quindi una misura S11 ed ottieni la mappatura di R, X e |Z|. Se fai riferimento alla famosa tabella di G3TXQ, avresti così i valori |Z|>4000, |Z|>8000 ecc. che usa lui e la relativa predominanza di R e X. Tieni presente che lo strumento lavora in un campo dove è poco preciso, ma tanto ti serve l'ordine di grandezza.

Per la S21 puoi sempre collegare calza-calza o centrale-centrale (in realtà anche con centrale-calza e calza-centrale vengono risultati quasi identici). I due poli prescelti vanno collegati al centrale di CH0 e al centrale di CH1 lasciando la massa scollegata.
La misura S21 fornisce un'attenuazione in dB che fornisce un'idea delle frequenze dove il balun ha maggior effetto e dove ne meno.

Ciaoo
Davide

30
Elettronica & Radiotecnica / Re:Come si scrive il ROS?
« il: 06 Novembre 2019, 17:50:11 »
hanno hackerato l'account di Davide ?!?

Minore di uno... mamma che occhio!  [emoji1]
Corretto, grazie.

31
Elettronica & Radiotecnica / Come si scrive il ROS?
« il: 06 Novembre 2019, 10:51:02 »
Ciao a tutti.

Leggendo vari post qui sul forum ho pensato potesse essere utile riproporre anche in questa sede qualche considerazione che già pubblicai in altre sedi riguardo alla forma corretta con cui esprimere il ROS.
Che siano CB, radioamatori o appassionati di radio di qualunque genere, praticamente tutti hanno una corretta percezione quantitativa dei valori di ROS. In altre parole, tutti sanno valutare più o meno se un certo ROS è buono, mediocre o pessimo.
Molti sanno anche che il ROS è il rapporto di qualcosa, anche se non sanno esattamente spiegare di cosa.
Ne abbiamo fulgidi esempi su Facebook, culla della massima ignoranza, dove interessanti personaggi si sentono improvvisamente investiti dalla luce del sapere e sparano delle baggianate intergalattiche:



Il fatto che tutti sappiano dire se un certo ROS sia tanto o poco e quasi nessuno sappia spiegare cos'è il ROS è una prova inequivocabile di un fatto: che per "usare" il ROS per tarare le antenne o capire se si è "al sicura" è sufficiente leggere un valore su uno strumento e confrontarlo con dei valori soglia. Non serve a niente sapere che origini matematiche abbia.
La stessa cosa vale in tanti altri ambiti: per guidare in sicurezza rispettando il codice della strada è sufficiente leggere il valore sul tachimetro e assicurarsi che sia non superiore a quanto scritto sui cartelli stradali. Come venga calcolato, poco importa.

Veniamo quindi al dunque: il ROS, si scrive "3", "3:1" o "1:3"?
Anche qui ci illumina la "conoscenza" di Facebook, dove con il piglio del "grande esperto" un utente fa un incredibile filotto:



Cominciamo con il dire che il ROS è definito così:



Il valore |Vmax|≥|Vmin| con |Vmax|>0 e |Vmin|≥0: da questo si deduce che il risultato della divisione, cioè il ROS, non può che essere uguale o maggiore di 1. Altri valori sono privi di significato.

Da qua possiamo subito dedurre che la forma "1:3", indicata come corretta dal nostro "esperto" è errata in quanto "1:3=0.333" che è minore di uno.
Possiamo trovare invece conferma della correttezza della forma "3:1" un po' dappertutto, come sull'ARRL Antenna Book:



...o su un manuale Yaesu:




Ma la cosa più interessante è che se si usa "3" invece di "3:1" secondo il nostro "esperto" si perde il concetto di rapporto.
Noi usiamo tutti i giorni valori che sono rapporti di qualcosa. Ad esempio il tachimetro della nostra auto segna i "chilometri all'ora", cioè lo spazio in rapporto al tempo, eppure non mi pare che la gente abbia bisogno di scrivere "vado a 60:1 all'ora" se no perde "il concetto di rapporto" e si dispera. Anzi, come abbiamo notato poco sopra, non serve nemmeno sapere che il ROS sia un rapporto per poterlo utilizzare correttamente.
Se guardiamo in campo scientifico ed industriale, la forma "x:1" nessuno la usa. Possiamo vederlo su documentazione HP:



...oppure Rohde & Schwarz:



Perfino sui nostri rosmetri è scritto con un solo valore senza ":1":





CB e radioamatori, non so per che ragione, ogni tanto tendono a complicarsi la vita aggiungendo roba inutile che finisce per creare confusione. Infatti aggiungere ":1" è un pleonasmo, cioè una cosa che non aggiunge nulla all'informazione esistente. Al contrario, essa può però indurre in confusione e portarci a scrivere valori ambigui.
Ad esempio, leggendo "ROS=1:3" nessuno veramente pensa che sia l'impossibile "ROS=0.33" ma che sia semplicemente un errore e si tratti di "ROS=3". Ma se andando avanti nel testo si legge, come capita un sacco di volte, "l'antenna va bene, ROS 1:2, 1:3 al massimo", comincia a venire il dubbio che non sia "ROS=2, ROS=3 al massimo" ma che si tratti invece di "1.2" e "1.3".
La non precisa comprensione del ":1" porta la gente a mettere degli "1" con relativa punteggiatura a vanvera attorno al valore ROS per cui leggiamo roba tipo "1.1,3", "1,1,3", "1.1" (usato per indicare 1:1=1) e via dicendo.

Per cui, se posso permettermi un consiglio, se volete semplificarvi la vita, evitare rischi di errore e fare una figura più professionale nell'esprimere il ROS, fate come fanno HP e Rohde & Schwarz (e anche il vostro rosmetro): scrivete il ROS con il solo valore che leggete sul rosmetro senza aggiungere ":1" né altre "decorazioni".

Ciaoo
Davide

32
Prego cortesemente i moderatori di collegare tutto quanto.....scusatemi.

Ho unito i topic.

Ciaoo
Davide

33
Grande Davide come sempre, nulla da eccepire nei tuoi post che come sempre condivido.
Ma il discorso è conviene spendere soldi e sbattersi per trasformare una radiolina da 25 euro in qualcosa di più serio che poi sappiamo verrà al 90 per cento utilizzata per transitare su ponti V/U quando con meno esborso economico puoi avere un veicolare V/U?
Ne vale la pena? Sarà l'età o l'ignoranza sarà quel che sarà ma a me sembra masochismo puro :-P

Beh il discorso è sempre il solito. Conviene spendere soldi e tempo per parlare con tre gatti in croce su un ponte quando con internet parli col mondo praticamente gratis? Secondo me no, ma tu lo fai tutti i giorni, quindi evidentemente per te conviene.
Gli hobby consistono nello spendere soldi, tempo ed energie a fare quello che si vuole senza un diretto risvolto pratico per la sola soddisfazione di farli.
Per cui se uno si diverte a trasformare una radio da 25 euro in una da 1000, allora conviene.

Vedi questo?



E' un modulino che contiene un RDA1846, lo stesso integrato all-in-one usato dalla UV-5R e con gli stessi problemi. Ed è parte di un mio progetto (dei tanti che si accavallano) per renderlo una radio decente.
Conviene? Certo, mi sono divertito un sacco e ancora mi divertirò quando mi tornerà voglia di lavorarci sopra. Mi sono divertito addirittura di più che sentire le ricette della peperonata di zio Carmelo sul DMR.

Ciaoo
Davide

34
Anche se si parla di un passato...

Passato remoto.

35
pensa che soddisfazione ci deve essere nel riuscire a farlo, anche se è antieconomico, anche se non sarebbe "razionale"

Verso la fine degli anni '80 collaboravo con una azienda giapponese che produceva, tra le altre cose, strumenti musicali elettronici sia professionali che giocattolo.
Alle fiere internazionali del settore veniva preparato uno stand con un impianto di amplificazione stratosferico con tecnici del suono specialisti ed un palco su cui musicisti professionisti di fama internazionale suonavano le tastierine giocattolo... Eh, insomma, la gente rimaneva a bocca aperta.
100.000 lire di tastiera e 100 milioni tra impianto e tecnici per farla suonare bene.
Noi che eravamo pagati per spendere questi soldi per farle andare bene ci siamo divertiti un sacco, quelli che aperto il pacco a Natale sentivano com'era suonata da loro e con i suoi altoparlantini interni... forse un po' meno. :-)
Quindi sì, prendere un UV-5R e farlo andare come una Motorola è sicuramente una sfida divertente per un radioamatore.

Ciaoo
Davide

36
Ciao a tutti.

Secondo me non è vero che tutti i portatili in generale non siano adatti ad un uso in stazione fissa collegati ad antenna esterna.
In una serie di esperimenti che avevo condotto a Milano, avevo provato a misurare il desensing che avevano alcuni apparati in mio possesso quando collegati ad antenna esterna.
Preso come riferimento di base di paragone degli apparati veicolari Motorola, notoriamente molto "solidi", avevo provato alcuni portatili.
I vari cinesi Baofeng low cost basati su one-chip-radio RDA1846 e simili facevano una fine disastrosa, insieme allo scanner Alinco DJ-30X e al costoso Yaesu FT1-DE, che pur essendo un top di gamma, non appena ha un po' di segnali in ingresso, va a farsi benedire.
Invece radio come il vecchio Kenwood TH-D7E, la monobanda VHF Yaesu VX-110 e uno dei primissimi cinesi arrivato sul mercato ormai una decina d'anni fa, il Wouxun KG-UVD1P "vunciun", erano solidissimi, con prestazioni pari alla Motorola veicolare.
La discriminante principale sembra essere la banda coperta dal ricevitore: quelli che ricevono una banda molto larga, come lo scanner e la FT1-DE, che riceve da 0 a 999MHz o qualcosa del genere, non sembrano avere filtri in ingresso. Anche la Baofeng oggetto del thread ha il ricevitore broadcast FM 88-108 e sicuramente ha le tutte porte aperte.

L'antenna dell'UV-5R avrà anche un circuito LC tarato per tagliare un po' le broadcast, ma è anche un'antenna che come efficienza fa schifo (come tutti i gommini) e quindi attenua un bel po' tutto, broadcast comprese. Secondo me cercare di far funzionare una Baofeng UV-5R come una radio seria in stazione fissa è forse tecnicamente possibile, ma se l'obiettivo è quello di risparmiare e non di spendere qualunque cifra per dimostrare che è possibile, forse conviene orientarsi su un apparato, anche portatile, anche usato, anche cinese, ma che sia già adatto allo scopo.

Ciaoo
Davide

37
discussione libera / Re:Patente... perché?
« il: 01 Novembre 2019, 11:41:16 »
Secondo me è una delle discussioni più belle del forum....ognuno espone il proprio punto di vista con fervore, ma sempre senza litigare ed è stupendo leggere i commenti di tutti. Non lo chiuderei...

Ciao a tutti.

Abbiamo scorporato il thread dal precedente proprio per permettere la discussione libera in merito all'annosa questione.
Se il thread non interessa, si può sempre non leggerlo.  [emoji1]

Ciaoo
Davide

38
discussione libera / Re:Patente... perché?
« il: 31 Ottobre 2019, 13:09:29 »
c'è un malinteso di fondo:

alla programmazione del codeplug si arriva dopo un lungo periodo di studio ed esperienze, indispensabili, ad esempio: quanti anni avevi quando hai acceso per la pirma volta un elaboratore elettronico? e quando hai scritto il primo programma? non credi che queste competenze indispensabili debbano essere comprese?
ci starà pure il caso di qualcuno che riesca a elaborare e fare suo il codeplug come linguaggio senza passare per i passi precedenti, ma credo sia un caso abbastanza raro.

al CW si può arrivare senza nulla altro che la necessità, l'obbligo o l'intenzione di imparare un linguaggio, arrivano al linguaggio anche i sordociechi e i cerebrolesi e non oso immaginare condizioni peggiore per le comunicazioni e per il linguaggio.

la distinzione non è solo tecnica, è proprio culturale.

Beh la valutazione della "difficoltà" è certamente soggettiva per cui questo fatto dovrebbe ridurre tutta il confronto ad un mero enumerare da parte di ciascuno il proprio grado di difficoltà per ogni disciplina senza nessuna ulteriore discussione.
Per discutere di difficoltà su una base generale bisogna individuare un campione significativo e ragionare in termini statistici oltre che definire il significato di "difficoltà".
Gli unici criteri misurabili che al momento mi vengono in mente sono il tempo necessario e la percentuale di successo.
Non avendo alcun dato statistico altro che la mia limitata esperienza personale, esprimerei l'opinione che preso un campione statisticamente significativo di radioamatori determinati ad imparare, la percentuale di successo e sopratutto il tempo necessario sia enormemente a vantaggio del codeplug DMR che del CW.
Non credo che nella percezione comune del radioamatore medio il CW sia ritenuto "più facile" perché anche un cerebroleso potrebbe arrivare a riceverlo mentre un codeplug DMR non lo potrebbe fare, ma giustamente ognuno può mettere la scala di difficoltà sul piano che vuole.

Ciaoo
Davide

39
discussione libera / Re:Patente... perché?
« il: 31 Ottobre 2019, 10:29:45 »
Per aver bisogno di tutto questo tempo per ottenere quei risultati dovrebbe essere un ritardato mentale.

Ciao a tutti.

Ho ricevuto un reclamo privato perché il concetto poteva essere espresso con altre parole e sicuramente ha ragione per cui me ne scuso.
Rimango però dell'opinione che 700 ore di studio per imparare il CW, non per dare il vecchio esame ministeriale ma per accendere la radio e fare in scioltezza i normali QSO, sia un ordine di grandezza realistico. Invece 700 ore di studio per arrivare da zero a fare un codeplug DMR, a mia modestissima opinione, sono eccessive (per fare un confronto, i corsi universitarii di "Analisi 1", "Analisi 2", "Meccanica Razionale e Analitica" sono di 84 ore ciascuno).

Ciao
Davide

40
discussione libera / Re:Patente... perché?
« il: 30 Ottobre 2019, 23:54:22 »
beh farsi un codeplug da zero fidati (non sono riuscito manco io) è più difficile del beep beep in CW...

Beh questo non è vero per ragioni oggettive.
Per fare un codeplug è necessaria una attività di tipo razionale, cioè basata sulla conoscenza e il ragionamento. Sicuramente ci sono quelli che fanno molta fatica come te, ma quelli che hanno già delle basi in campi simili, con un po' di ragionamento possono arrivare facilmente a fare un codeplug. Un aneddoto: nel 2016 Emanuele IU2CIQ mi espresse la difficoltà di programmare le radio DMR Tytera/Retevis per la macchinosità del software e decisi di dargli una mano. Alla mattina non avevo mai visto una radio DMR in vita mia, alla sera non solo facevo i codeplug da zero, ma avevo pubblicato il reverse engineering completo del codeplug e sviluppato un software open-source che ne consentisse la programmazione tramite file CSV. Trattando questa roba per lavoro tutti i giorni, anche se non avevo mai visto un DMR prima, avevo potuto usare il mero ragionamento riciclando la base di conoscenze e di esperienza che già avevo, come un meccanico d'auto che si trovasse a riparare una bicicletta.

Invece la telegrafia rientra nella sfera dei riflessi condizionati: tu puoi aver tutte le conoscenze razionali che vuoi, ma se non ti metti tutti i giorni ad allenare l'ascolto in maniera sistematica per mesi e mesi, non arrivi al risultato. Come per gli atleti e i musicisti: è un'attività che richiede impegno, costanza e determinazione. I progressi sono lenti e spesso passano mesi in cui uno deve tener duro anche se sembra che di progressi non ne faccia.

Se vogliamo paragonare il livello di difficoltà del CW con il DMR proviamo ad immaginare l'allenamento ed il tipo di progressi del CW applicati al DMR. Vorrebbe dire esercitarsi due ore al giorno a programmare codeplug riuscendo dopo sei mesi a programmare un canale, dopo otto mesi a mettere un contatto e dopo un anno finalmente una RxGroupList... Per aver bisogno di tutto questo tempo per ottenere quei risultati dovrebbe essere un ritardato mentale.

Ciaoo
Davide

41
discussione libera / Re:PMR o CB?
« il: 30 Ottobre 2019, 11:02:03 »
questa è la vera e autentica definizione del radioamatore o almeno è quella in cui posso accettare di riconoscermi pur senza patente e pur con poche competenze
grazie IZ2UUF

Il termine "radioamatore" è definito come uno che svolge una attività "di istruzione individuale, di intercomunicazione e di studio tecnico". Per cui non è necessariamente un esperto di radiotecnica: è semplicemente uno attratto dalla conoscenza del mezzo radioelettrico che si trova in un punto qualsiasi del suo percorso di apprendimento.

Ciaoo
Davide

42
discussione libera / Re:PMR o CB?
« il: 30 Ottobre 2019, 01:37:22 »
Ciao Raffaele.

Finalmente sono riuscito a leggere interamente il tuo messaggio, ne valeva la pena. Alcune cose le sapevo, altre no, devo proseguire nello studio.

Sono contento che la spiegazione sia stata utile. PNY l'aveva cassata come inutilmente complicata, ma secondo me uno che nel 2019 prende una radio per parlare con un amico non ha la mera esigenza di comunicare, altrimenti avrebbe usato il cellulare, ma che sia stato attratto dal fascino di comprendere e domare le invisibili onde radio.

Mi sorgono comunque alcune domande che mi piacerebbe farti: se parliamo di UHF, magari 446 mhz, parliamo di un'onda di circa 70 cm, a quanto ho capito. Io ho una Nagoya 771 di 35 cm, quindi metà della lunghezza d'onda su cui vorrei ricevere o trasmettere. Cosa accadrebbe se utilizzassi un'antenna di 70 cm, ovvero di lunghezza pari alla lunghezza d'onda?

Il mio discorso precedente aveva lo scopo di far comprendere a grandi linee che le antenne devono avere una certa dimensione altrimenti la perdita di efficienza è catastrofica. Quindi se si vuole operare su una certa frequenza ci si deve predisporre a certe dimensioni di antenna o prepararsi a fare molta fatica a fare collegamenti.

Detto questo, il modo in cui si sviluppano i campi elettromagnetici sulle antenne in base alla loro forma e dimensioni è un argomento molto complesso. Ad esempio, uno stilo verticale lungo mezz'onda concentra la propria emissione in orizzontale in tutte le direzioni. Uno molto più lungo trasmette verso l'alto e il basso disperdendo il segnale in direzioni inutili producendo quindi risultati peggiori.

In questo thread avevo misurato, tra gli altri, un dipolo a mezz'onda in 430MHz (quindi lungo sui 35cm) e un dipolo per i 145 MHz in terza armonica sui 435 MHz (quindi lungo circa 1m): il secondo perdeva oltre 2dB dal primo per via dei lobi non puntati in avanti.

Ciaoo
Davide

43
Ciao a tutti.

Prendo spunto da un commento di microonda per aggiungere qualche considerazione:

Io , invece , aspetto con trepidazione che sia messa questa sezione perché sono convinto che acquisterò più conoscenza di come devo fare i montaggi radio

Quanto proposto è l'aggiunta di ulteriori aree di discussione, non l'assunzione di uno staff di specialisti incaricati di aiutare i principianti. Questo significa che l'eventuale aiuto ai principianti deve arrivare da parte di altri utenti del forum e che a logica sono quelli che già adesso aiutano i principianti e che già adesso si possono interpellare. In sostanza, Microonda, puoi spremere Arnaldo anche senza sezione specifica: non è che se non viene approvata dagli amministratori sei condannato all'eterna autooscillazione.  [emoji1]

Tra l'altro fino ad oggi non mi pare ci siano state remore da parte di principianti a chiedere informazioni nelle varie aree tecniche. Anzi, difficilmente le informazioni le chiedono quelli che già sono esperti: di solito a chiedere sono principianti - o quanto meno principianti in quel particolare argomento.

Ciaoo
Davide

44
discussione libera / Re:Patente... perché?
« il: 29 Ottobre 2019, 19:06:36 »
Ciao a tutti.

Fare il radioamatore è un'attività ricreativa che ognuno fa per il proprio piacere personale come ce ne sono tante, come ad esempio la filatelia.
Perché quindi il radioamatore ha bisogno di una patente per poter praticare il proprio hobby e il filatelico, il modellista, il numismatico, l'amante dei fiori... no?
Il radioamatore, a differenza degli altri, per praticare la propria attività, deve utilizzare uno spazio condiviso di importanza strategica che è l'"etere". Mentre il filatelico al massimo rovina i propri francobolli, un radioamatore può arrivare a disturbare servizi importanti o causare lesioni con le proprie auto-costruzioni radioelettriche.
Per questo lo Stato, che deve tutelare tutti, prima di dare l'autorizzazione ad utilizzare lo "spazio condiviso", si vuole assicurare che ci sia la base di conoscenze necessaria a garantire la sicurezza di tutti.
Lo fa anche per altri ambiti, come la guida di veicoli, il porto d'armi e via dicendo.

L'esame pertanto non ha lo scopo di formare un radioamatore d'alta competenza: altrimenti per tutti gli hobby, che sia collezionare francobolli o costruire modellini, ci vorrebbe un analogo esame. Formare la propria competenza è lo scopo dell'hobby ed ognuno lo fa un po' come vuole, coi propri tempi e prendendo i propri filoni. Ci saranno quelli che diventeranno bravissimi ed altri che resteranno al palo, ma sono affari loro.

Per quanto riguarda la telegrafia, all'epoca evidentemente si riteneva che essendo questo il modo più usato per le comunicazioni a lunga distanza in tutti gli ambiti, era opportuno che chi si mettesse a trasmettere in onde corte fosse in grado di capire cosa gli venisse trasmesso intorno ed avere così la consapevolezza situazionale necessaria per non creare danni. E la conoscenza del CW era obbligatoria per i radioamatori mica solo in Italia. Quando la telegrafia fu abolita dalle comunicazioni internazionali, fu giustamente deciso che questa conoscenza non era più necessaria per garantire la corretta convivenza negli spazi condivisi.

La patente di radioamatore ha quindi questo scopo. Non ha lo scopo di garantire che il radioamatore abbia le conoscenza necessarie per praticare l'hobby con soddisfazione: queste sono affari suoi. Infatti l'attività del radioamatore è quella di imparare, sperimentare, trasmettere e ricevere: una volta rispettate le improrogabili regole di convivenza, se lo fa bene o male, sono affari suoi.

La telegrafia è obsoleta? Non è vero: è obsoleta rispetto ad altri sistemi se lo scopo è quello di comunicare in maniera sicura ed efficiente, come richiesto in campo civile e commerciale. E' del tutto attuale se lo scopo è quello di addentrarsi una sfida difficile ed affascinante, come desiderato dai radioamatori.
Il DMR non è radioamatoriale? Non è vero: è radioamatoriale qualunque cosa in cui un radioamatore sviluppi un interesse.
Io come radioamatore ho ricevuto necessario il permesso ad autocostruire e trasmettere, ma dopo di ciò sono un hobbysta come qualunque altro e faccio quello che mi viene voglia di fare. Se voglio costruire una radio da zero o trasmettere con un apparato civile, stare una settimana a studiare come si comporta un diodo o chiudermi in casa a fare DX, sono affari miei: sto facendo quella che è l'attività del radioamatore. Anzi, il voler incanalare questa attività in binari storicamente predefiniti è contro lo scopo del radioamatore, che è quello di sperimentare ed imparare a briglie sciolte.
Certo, come in ogni campo amatoriale, ci sono attività che destano più ammirazione di altre. Ad esempio i telegrafisti sono considerati particolarmente "fighi": infatti gli OM che tentano di imparare il CW sono in costante aumento. Tanti tentano, pochi ci riescono e questo rende la cosa ancora più appetibile.
Non per niente, anche in questo thread, la telegrafia è sempre sotto un costante fuoco di fila da parte dei vari "voglio ma non posso" che, qualunque cosa pensino veramente, agli occhi di chi legge con il loro atteggiamento denigratorio non fanno altro che fare la figura della volpe e l'uva. E la stessa cosa vale per le altre attività che richiedono molta competenza e molto impegno. Del resto è normale che, rispetto a chi costruisce stupendi galeoni, uno che al massimo dello sforzo produca un orrendo pataccone si senta un modellista di serie "B".

Possiamo discutere all'infinito se il tipo di esame sia o meno adeguato al suo scopo, ma l'esperienza insegna che di fatto la maggior parte dei disagi causati da radioamatori sono dovuti ad arroganza e maleducazione, quasi mai da mera "non conoscenza". Ad esempio escluderei che quelli che ruttano sui ponti coprendo quello che sta loro antipatico lo facciano in buona fede semplicemente perché non sanno che è vietato ruttare sopra uno che parla. Sinceramente, non credo che obbligando le persone ad esami più severi le si renda più educate.

Ciaoo
Davide

45
discussione libera / Re:Patente... perché?
« il: 28 Ottobre 2019, 10:10:23 »
Ciao a tutti.

Ho diviso il topic in "Patente... dove e come?" e "Patente... perché?" così è possibile continuare la seconda discussione senza remore di essere off topic.

Ciaoo
Davide

46
Autocostruzione / Re:Connessione tra duplexer e apprati radio
« il: 27 Ottobre 2019, 15:06:54 »
Buongiorno,
da pochi giorni abbiamo ereditato, come servizio di soccorso un ripetitore ex sicurezza, trattasi di un MTR2000 VHF che abbiamo riprogrammato e fatto ritarare il duplexer 6 celle VHF 163Mhz.
Ora ho una domanda, tra MTR2000 e duplexer, vi sono delle 'codine' lunghe 1 metro fatte con RG58, ora leggendo in vari forum ho capito che tali 'codine' devono essere realizzate con cavo doppia schermatura, quindi la mia domanda, dovendo acquistare da nuovo, che cavi devo prendere
RG142, RG223, Hyperflex 5 o Ultraflex 7

Ciao a tutti.

La ragione per cui nei duplexer si devono usare cavi a doppia schermatura non è per le perdite del cavo ma per il fatto che il cavo irradia e riceve per via del leakage.
In pratica, dai cavi "scappa" un po' di RF e quanta ne scappa dipende dall'efficacia della schermatura (che funziona sia in trasmissione che in ricezione).
Il TX dovrebbe mandare il proprio segnale al duplexer che ha il compito di tenerlo alla larga dall'RX. Però, un po' di RF "scappa" dal codino del TX e viene ricevuta dal codino dell'RX disturbandolo prima ancora di entrare nel duplexer. Questo potrebbe desensibilizzare il ricevitore e quindi ridurre la portata del ripetitore.
Tra l'altro 50cm-1m in onde corte sono niente ma in VHF/UHF sono una lunghezza sufficiente rispetto alla lunghezza d'onda per creare un campo RF di una certa intensità.
Il dato di efficacia della schermatura viene dato nei datasheet in dB: come si vede tra un cavo pessimo (tipo RG-58) e un RG-223 ci sono anche 40dB di differenza.



Ciaoo
Davide

47
Yaesu / Re:Yaesu vx-7r
« il: 22 Ottobre 2019, 16:40:00 »
Vi ringrazio per le tempestive risposte. L'ho aperto ma non so dove mettere mano

Ti consiglio vivamente di cercare su internet il service manual per la tua radio ed individuare i punti su cui operare.
Sulla VX7 il connettore dovrebbe essere sulla RF-unit che si trova sotto la AF-unit che delle due che si vedono nella tua foto è la schedina in basso.



Per togliere la AF-unit dovrai smontare le manopole (sono su a pressione) e svitare l'anello di ritenuta coassiale che le tiene in posizione.

Ciaoo
Davide

48
Yaesu / Re:Yaesu vx-7r
« il: 22 Ottobre 2019, 12:03:22 »
73 a tutti
Ho un Yaesu vx-7r usato, senza batteria a litio e fino a ieri utilizzato con delle due stilo ricaricabili, caricate sempre a parte con il normale caricabatterie per stilo.
Da ieri lo yaesu funziona solo se attaccato ad un caricabatterie. Non riesco a far funzionare lo schermo se non attaccandolo a questo caricabatterie.
Cosa può essere?

Ciao.

Due settimane fa ho riparato un VX5-R che aveva un problema del tutto simile ma guardando il service manual del VX7, da questo punto di vista sono uguali.
In pratica il problema era qui:



Come puoi vedere, il connettore di alimentazione J1003 scollega la batteria dalla massa. Il contatto mobile presente nel jack (quello centrale con la freccia), a furia di usarlo, rimane schiacciato e non fa più contatto praticamente tagliando fuori le batterie.
Nel mio esemplare, la batteria trovava comunque una via di massa attraverso il pin CHG che arriva al microprocessore, causando però diversi malfunzionamenti tra cui lo squelch sempre aperto (oltre a spegnersi andando in TX).
Puoi verificare se questo è il caso in questo modo: con la radio senza batterie e senza alimentazione esterna, verifica con il tester che ci sia continuità tra il polo - che va alla radio dalle batterie e il connettore d'antenna. Se non c'è, il problema è quello.
Nel caso non ci sia continuità, prova temporaneamente a collegare il negativo del pacco batterie alla massa dell'antenna: la radio deve accendersi e funzionare a batterie.

Io ho risolto premendo con un piccolo cacciavite all'interno del connettore J1003 come indicato dalla freccia:



Ho poi consigliato al proprietario di non caricarla più con il caricatore esterno ma prendersi una basetta da 10€ su ebay.

Ciaoo
Davide

49
discussione libera / Re:PMR o CB?
« il: 21 Ottobre 2019, 21:10:06 »
Ho capito che potenzialmente il CB può fare meglio, per la caratteristica dell'onda utilizzata. Volendo farti un esempio, ho un amico interessato a circa un paio di km da qui, in città. Proverò a comunicare con lui in PMR, ma forse il CB sarebbe più adatto a questo scopo. Dall'utente sopra leggo però che l'antennino dell' Alan 42 fornito in dotazione è pessimo (nelle recensioni ho letto qualcosa come 1 km di portata), quindi come minimo andrebbe sostituito.
Facendo i dovuti calcoli (che ancora non conosco), bisognerebbe semmai stabilire se posso montare un'antenna contenuta in 25/35 cm di lunghezza, ottenendo buone prestazioni. Sarai d'accordo che, se montassi un'antenna di un metro, verrebbe meno il concetto di radio in mobilità, quindi tanto vale una PMR o una CB veicolare o stabile in casa, con antenna sul tetto.

Ciao Raffaele.

Una radio trasmittente altro non è che una sorgente di corrente alternata, esattamente come la presa di casa tua, ovviamente a frequenze diverse (una a 430MHz, l'altra a 50Hz).
Semplificando il concetto di impedenza al fine del resto del discorso, teniamo presente che una antenna è un resistore che, invece di convertire l'energia che riceve in calore come fanno i normali resistori, la converte in un campo elettromagnetico che si propaga nello spazio.
Come i resistori, anche l'antenna ha il suo valore di resistenza espresso in ohm (detto "resistenza di radiazione"): una sorgente di corrente alternata (come la radio) non riesce a distinguere tra una antenna e un resistore di pari resistenza.
Il problema nasce dal fatto che questa "resistenza di radiazione", quando l'antenna è significativamente più corta di mezz'onda, diventa molto bassa, nell'ordine delle frazioni di ohm.
Se tu prendi la banda CB, che ha una lunghezza d'onda di 11m, e fai un'antenna lunga 35cm, hai costruito un'antenna cortissima rispetto alla lunghezza d'onda. La sia resistenza di radiazione sarà di qualche briciola di ohm.
La radio, per poter alimentare un'antenna del genere, deve utilizzare un circuito di adattamento composto da induttori e capacitori. Questi componenti, per quanto di buona qualità, hanno sempre un minimo di resistenza che si pone in serie all'antenna. E questo è il problema: se il circuito ha 1 ohm di resistenza e l'antenna 0.01 ohm, va a finire che il 99% della potenza è dissipata in calore dal circuito di adattamento e l'1% dissipato in radiofrequenza dall'antenna.
Siccome le antenne sono reciproche, la stessa cosa avviene in ricezione: il 99% del segnale ricevuto viene dissipato in calore dal circuito di adattamento e l'1% arriva alla radio.
E questo non è tutto: le antenne sono influenzate ed interagiscono, di solito in maniera negativa, con tutto che si trova nel raggio di mezz'onda perché quest'area si trova nel near-field.
Questa è la ragione percui non ci sono santi che tengano: se le frequenze sono basse, le antenne devono essere grandi.
Tutto ciò gioca a favore delle UHF, che, con solo 70cm di lunghezza d'onda, sono molto più a loro agio con antenne da portatili. Infatti sono relativamente più lunghe (35cm sono mezz'onda in UHF) e sono "disturbate" entro un raggio più piccolo (35cm contro 5.5m).
Certo, le frequenze più basse hanno poi altre caratteristiche propagative che le rendono interessanti, ma su un portatile con "gommino" c'è poco da fare. Se vuoi lavorare in CB ed in onde corte in generale, in pratica devi mettere all'esterno un'antenna di ragionevoli dimensioni.

Ciaoo
Davide

50
Ciao a tutti.

Per quanto riguarda le comunicazioni in ambienti urbani, vediamo che vengono impiegate con buoni risultati tanto le VHF come le UHF.
Ad esempio, VVFF e PS usano le VHF basse (4m), molti servizi civili tra cui la Protezione Civile usano le VHF "medie" (160MHz) mentre tanti altri servizi usano le UHF (CC, polizia locale, servizi di vigilanza, AREU, ecc.).
La discriminante sembra essere la corretta disposizione di ripetitori più che la banda usata.
Per garantire la copertura all'interno di edifici a volte vengono impiegati trasponder sul veicolo parcheggiato all'esterno e per questo tipo di attività, nei casi a me noti (VVFF e PS) viene usato un apparato UHF ma penso che sia più per avere una elevata distanza in frequenza con l'altra frequenza impiegata (70MHz) che altro.
Qui in montagna dove abito ho fatto molti esperimenti andando in giro in portatile in VHF e UHF con un nodo APRS posto a casa mia, ma confesso che non sono riuscito a trarre delle conclusioni affidabili. Ci sono punti dove uno arriva e l'altro no, altri viceversa, ma sicuramente dipende dalle diverse riflessioni che le due lunghezze d'onda hanno caso per caso: non ho notato una superiorità prestazionale di una banda rispetto all'altra.

Ciaoo
Davide

51
antenne radioamatoriali / Re:Attenuazione cavo , chi mi aiuta ?
« il: 18 Ottobre 2019, 17:48:50 »
Ciao a tutti.

Riguardo alla perdita o guadagno di potenza, per avere la corretta visione dell'impatto sul risultato finale, conviene tenere la misura in dB e non convertirla in watt persi.
Infatti i watt persi danno una percezione molto esagerata dei reali effetti.
Avere una perdita di 6dB equivale a perdere 3/4 della potenza, cioè come dire che 75W su 100W vengono persi dal cavo. Questo dato sembra catastrofico ma equivale ad un solo punto "S" nella scala standard IARU. Infatti per perdere un punto S non si devono togliere un tot di watt, ma si deve ridurre la potenza di 1/4. Due punti S sono 12dB, circa 1/16 della potenza, tre punti S sono 18dB, cioè 1/64 della potenza e via dicendo.
Mentre in realtà pochi hanno una reale percezione della differenza tra trasmettere con 1W o 4W, chiunque abbia operato in radio ha ben presente la differenza tra un segnale S9 e uno S8 per cui è facilitato nel capire il da farsi.
Avere una percezione corretta degli effetti aiuta a prendere le decisioni quando si è di fronte a scelte come che cavi acquistare, decisioni che non comprendono solo le perdite in dB ma anche i costi e fattori di praticità, come la sezione del cavo e la sua flessibilità.
La stessa cosa vale anche in altri casi. Ad esempio si vedono radio scacciavitate per portare la potenza da 100W a 110W pensando che 10W in più diano una bella spinta. In realtà si stanno mettendo a repentaglio i circuiti dell'apparato per un guadagno di soli 0.4dB, praticamente irrilevante dal punto di vista del ricevente.

Per essere chiari, non sto sostenendo che 6dB siano tanti né che siano pochi, ma semplicemente che è più facile valutarlo usando i dB comparati ai punti S che usando i watt in relazione ai propri obiettivi. Ad esempio, se lo scopo è impegnare ponti radio che arrivano forti, è facile che 6dB in più o in meno non cambino assolutamente niente. Al contrario, quando si fanno DX in VHF/UHF, dove spesso il rumore atmosferico di fondo è molto basso, segnali molto deboli arrivano al ricevitore al limite della soglia di rumore dell'apparato stesso, e lì ogni frazione di dB non persa prima o poi torna utile.

Ciaoo
Davide

52
ricetrasmettitori cinesi / Re:Abbree AR-F8
« il: 07 Ottobre 2019, 21:50:03 »
In effetti il display è preso pari pari dalla pubblicità dell'FT-2D e cambiato di proporzioni per farlo stare nello spazio a disposizione...
Direi che come biglietto da visita non è molto serio, ma essendo cinesi, insomma... si sa...



Certo che devono essere messi male per non avere un'immagine vera del display di questa radio.

Ciaoo
Davide

53
Ora, sento parlare di chiamate in diretta, o diretta tramite ripetitore senza tono.
Per quanto ne sapevo la chiamata diretta era quella effettuata senza ripetitore.Forse in questi anni mi sono perso qualcosa, lavorando all'estero e non avendo praticato per anni il mondo radioamatoriale.
Vorrei, quindi, avere gentilmente chiarezza riguardo alle chiamate in vhf dicasi " in diretta" che vuol dire e come si praticano,
con ripetitore, senza, insomma se mi potete chiarire questo dilemma.

Ciao Nino.

Nel gergo corrente, le chiamate "in diretta" sono quelle eseguite tra due apparati senza ausilio di ripetitore.
Non esistono chiamate "in diretta tramite ripetitore" dato che "in diretta" vuol dire "senza ripetitore".
Il tono subaudio CTCSS che attiva il ripetitore è usato quasi universalmente ma esistono ancora ripetitori senza tono.
Il tono a 1750, usato un tempo per attivare i ponti, direi che oggi è in disuso.

Ciaoo
Davide

54
associazioni ed enti / Fora la Fuffa 2019
« il: 01 Ottobre 2019, 13:45:35 »
La Sezione A.R.I. di Milano organizza per domenica 20 ottobre 2019 Fora la Fuffa – 14ª mostra scambio per radioamatori dedicata a tutto ciò che interessa solo il mondo radiantistico

Centro Scolastico Gallaratese
Aula dei Vetri – Via Natta 11
dalle 08.30 alle 13.30
MM1 Lampugnano – Autobus 68

Per informazioni e/o prenotazioni info@arimi.it

55
software FreeRadioNetwork / Re:FREE RADIO NETWORK
« il: 29 Settembre 2019, 13:52:48 »
Sto cercando di promuovere il software ed i miei server.

Ciao IW7DQR.

Puoi promuovere il software e i tuoi server, ma non aprire in continuazione thread nuovi in tutte le aree.
Se hai delle novità o degli aggiornamenti che vuoi comunicare, aggiungi messaggi a questo thread: sarà comunque visualizzato in testa all'elenco dei messaggi nuovi.
Quando gli utenti si connettono vedono l'elenco dei messaggi nuovi in tutte le aree e leggono quello a cui sono interessati.
Intanto per fare un po' d'ordine ho unito tutti i topic in questo.

Ciao e grazie
Davide IZ2UUF

56
Ciao a tutti.

Per chi fosse interessato a "far di conto" con i numeri complessi, ho un calcolatore online che esegue le varie operazioni tra numeri complessi espressi nella forma R,X tipica delle impedenze.

https://www.iz2uuf.net/wp/index.php/impedances-arithmetic/

Può eseguire le quattro operazioni di base, la trasformazione serie/parallelo, ecc.
Inoltre è presente la conversione tra impedenza e capacità/induttanza, il calcolo del ROS, del return loss e il calcolo della potenza espressa su carico complesso.
Spero possa essere utile.

Ciaoo
Davide

57
discussione libera / Re:Perdita delle VHF,UHF,SHF
« il: 30 Agosto 2019, 22:17:37 »

58
Scusate se sono off-topic, @ Davide: potresti gentilmente passarmi i file stl per la stampa 3D?

Ciao Ermes.

Certo. Ma non preferiresti i sorgenti OpenSCAD così da poter modificare le misure qualora gli elementi in tuo possesso avessero misure diverse?

Ciaoo
Davide

59
beh, il libro dovrebbe essere l'ultima edizione, ed infatti riporta già le normative aggiornate del 2005 (stampato nel 2009), ma è anche in accordo col sito del mise...

Comunque il mio era solo un dubbio dovuto al fatto che credessi quella fetta di frequenze assegnate al servizio di radioamatore, quantomeno a statuto secondario... poi che noi cb ci andiamo a fare i DX si sa  [emoji14]

Ciao Ricciolino.

Che io sappia nemmeno in tempi remoti i radioamatori non hanno mai avuto la fetta 27.500-28.000 ma la banda dei 10m è sempre partita da 28 MHz.
Ad esempio, il DPR n. 1214 del 5 agosto 1966 cita:

--------------------------------------------
Le bande di frequenza assegnate per l'esercizio di stazioni di radioamatore, nonche' le classi di emissione permesse su ciascuna banda, sono le seguenti:
- kHz da 3.613 a 3.627
- kHz da 3.647 a 3.667
- kHz da 7.000 a 7.100
- kHz da 14.000 a 14.350
- kHz da 21.000 a 21.450
- kHz da 28.000 a 29.700
- MHz da 144 a 146
. MHz da 21.000 a 22.000

A1, A3, A3a, A3b, (solo modulazione di ampiezza con profondita di modulazione non superiore al 100% e con una frequenza massima di modulazione di 3500 p/s). 
Sulle bande di frequenza superiori a 20 MHz sono consentite anche emissioni di classe A 2, e modulate in frequenza con indice di modulazione non superiore a 0,7.
Sulle bande di frequenza superiori a 140 MHW sono consentite anche emissioni modulate in frequenza con indice di modulazione non superiore a 5.
Nella banda difrequenza 21.000 22.000 MHz sono consentite anche emissioni ad impulsi.
--------------------------------------------

Ciaoo
Davide

60
discussione libera / Re:Perdita delle VHF,UHF,SHF
« il: 21 Agosto 2019, 11:39:38 »
Però vado al punto. Ammettiamo che a livello nazionale (non so se si possa fare) la 144-146 in francia venga allocata al servizio aeronautico io italiano con cept tr61-02 e certificato equivalente al tr61-01 avrei problemi? Non credo propio. Sono curioso...io mi dovrei studiare il Piano Ripartizione Frequenze di ogni nazione?

Certo che devi studiare il piano delle frequenze di ogni nazione in cui ti rechi.
Ad esempio in Svizzera possono trasmettere da 438 a 440 MHz, in Italia no.

Ciaoo
Davide

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