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Post - IZ2UUF (davj2500)

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Elettronica & Radiotecnica / Re:creazione di un frequenzimetro
« il: 23 Ottobre 2021, 22:41:31 »
Cosa ho scritto di sbagliato mi sfugge. Scrivo a dieci dita di getto e senza correttore, quindi finchè mi parli di errori ortografici anche gravi, doppie, etcc, ci sta tutto ma sicuramente non penso di scrivere baggianate.

Ovvio che un processore lavora su un ciclo infinito, andiamo non parliamo di cose banali. COme lo gestirei. Appunto usando uno scheduler, oppure sto in attesa che una periferica generi un interrupt e il main si limita al controllo, o anche semplicemente terminando il programma, dato che ne ho la possibilità, ci sono casi dove serve anche questo.
Non me la prendo a male, solo che si sta parlando di cose banali tranne che del succo del discorso, del resto non ho mica voglia di stare li a descrivere il miu curriculum quando si parla in modo colloquiale.
Voi consigliate un arduino, va bene anche per impieghi professionali, meglio un linguaggio ad oggetti e meno controllo sull'hardware, bohh, ok.
Io non me la sentirei per niente, questione di punti di vista. Non per questo bisogna controlalre ogni parola scritta dal prossimo cercando un errore in modo da screditarlo.

Ciao Listener.

Io concordo con Geremia. Questo è un forum, cioè un luogo dove uno scrive e se un altro utente non è d'accordo, dice la sua, possibilmente argomentando la sua posizione. Se preferisci scrivere cose senza correre il rischio di smentita, forse è meglio un blog.
Tu hai sconsigliato Arduino e hai fornito delle motivazioni (però tu nella paginetta scrivi sempre ad alto livello e ad oggetti, va per forza interpretato prima di mandarlo al processore. E' molto diverso che lavorare con il c della casa madre della microchip che traduce quasi tutte le istruzioni 1:1.).
Non si tratta di "errori di battitura" cercati apposta per screditare, è proprio una affermazione profondamente errata nel suo significato.
Infatti:
1) il C++ esiste da trent'anni ed è un superset del C: questo significa che nella IDE di Arduino puoi anche "lavorare in C della casa madre";
2) scrivere "ad oggetti" non significa che "va per forza interpretato": il C++ viene compilato come il C e genera del codice identico; cambia solo il modo in cui viene presentato;
3) la libreria "Wiring" fornisce metodi che funzionano su numerosi microcontrollori diversi: non è una roba da dilettanti, ma è quello che fanno tutti quelli che vogliono evitare di riscrivere il codice ogni volta che cambiano l'hardware (es. vedi la HAL Hardware Abstracion Layer di STMicroelectronics).
4) la libreria Wiring è un aiuto in più ed ha i suoi limiti: chi è in grado di lavorare direttamente coi registri, può farlo, sempre dentro la IDE di Arduino. Chi è in grado di programmare in assembler, può farlo anche dentro l'IDE di Arduino.

La cosa utile sarebbe stata portare esempi di cosa si possa fare comprando una scheda "PIC" che non si potrebbe fare utilizzando una scheda "Arduino" (ovviamente di pari prestazioni, più o meno).
Infatti, secondo me, consigliare un PIC ad un principiante nel 2021, quando il mondo Arduino negli ultimi dieci e più anni ha avvicinato con soddisfazione ai microcontrollori milioni di principianti, è una bella assunzione di responsabilità che andrebbe motivata con qualcosa di più solido di un "io l'ho provato una volta e buttato nel cassetto".

Ciao
Davide

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Elettronica & Radiotecnica / Re:creazione di un frequenzimetro
« il: 23 Ottobre 2021, 18:10:12 »
Forse non ci siamo capiti. Certo che la conosco la differenza tra un programma interpretato e compilato. Io cercavo di consigliare un inizio come si deve, imparando a fondo come funziona un microcontoller e un linguaggio ampiamente diffuso come il c. Arduino si programma in wired, io l'ho provato una volta e buttato nel cassetto, non ha assolutamente niente a che fare con la logica di un microc, in tutto a partire dalla sintassi. Perdi tempo ad usare quelli e appena ti serve qualcosa di serio sei fregato. A quel punto tanto vale usare i basicstamp, quelli erano realmente interpretati, ma almeno si avvicinavano maggiormente all'approccio reale.

Ciao Listener.

Arduino non si programma in "wired". Arduino fornisce un "framework" che si chiama "Wiring" che è composta da una IDE, un compilatore C/C++ ed una serie di librerie.
Il codice C/C++ che si scrive nella IDE può usare le librerie Wiring di Arduino o quello che vuoi tu.
In altre parole, da dentro la IDE di Arduino puoi scrivere in "C" (o in assembler) qualunque cosa in base al tuo livello di competenza.
La differenza rispetto agli ambienti "professionali" è che l'ambiente "Arduino" supporta in più la libreria "Wiring" che facilita la vita ai principianti, ma non pone alcun limite agli esperti in termini di codice che si possa scrivere.
Perché la sintassi di "Wiring" (che è la sintassi del C/C++) non sarebbe adatta ai microcontrollori?

Ciao
Davide

3
Elettronica & Radiotecnica / Re:creazione di un frequenzimetro
« il: 23 Ottobre 2021, 16:29:17 »
Si userà pure il compilatore gnu, però tu nella paginetta scrivi sempre ad alto livello e ad oggetti, va per forza interpretato prima di mandarlo al processore. E' molto diverso che lavorare con il c della casa madre della microchip che traduce quasi tutte le istruzioni 1:1. Poi certo se usi direttamente il chip di arduino cambiato tutto, ma l'aproccio è molto diverso.

Ciao a tutti.

Il compilatore è un programma che legge un file scritto in un linguaggio ad alto livello (ad esempio il C) e lo traduce in una sequenza di istruzioni di codice macchina per il l'architettura di destinazione (es. un PIC, un PC, un ATMega32, ecc.). Fatto ciò una volta, il microprocessore del sistema di destinazione si trova nella memoria la sequenza di sue istruzioni che deve eseguire.
L'interprete, invece, è un programma che funziona sul sistema di destinazione e traduce al momento ogni comando, scritto nel linguaggio ad alto livello, in una serie di azioni da compiere.

I vari PIC, ATMega, STM-32, ecc. sono famiglie di circuiti integrati di varie marche (Microchip Technology, Atmel, ST Microelectronics, ecc), ma sostanzialmente sono "computer su un chip", cioè un singolo integrato che contiene la CPU, la RAM, la flash, le porte di I/O, convertitori A/D, convertitori D/A, timer, watchdog, DMA, ecc. In base al tipo di integrato che si sceglie, si hanno o meno varie funzionalità e prestazioni diverse.
Arduino è una scheda su cui viene montato uno di questi circuiti integrati uniti ad altre circuiterie che ne facilitano l'uso, come ad esempio il regolatore di tensione, dei pin-strip per agevolare la connessione o un convertitore seriale-USB per la programmazione.
Inoltre Arduino completa il quadro fornendo un ambiente di sviluppo molto semplice da utilizzare, corredato di librerie di contorno che consentono anche ai principianti di utilizzare molti dispositivi esterni.
Questi "microcontrollori", compresi quelli saldati sulle schede Arduino, sono tutti "professionali" in quanto nessuna di queste aziende produce microcontrollori "giocattolo". Stessa cosa vale per gli ambienti di sviluppo, quasi sempre basati su compilatori GCC che sono ormai lo standard de-facto anche negli ambienti professionali. Tra parentesi, le possibilità in termini di ottimizzazioni dei microprocessori contenuti nei microcontrollori sono così modeste che un compilatore fa presto a raggiungere il massimo che si possa fare.

Quindi, cosa scegliere tra tutte le schedine che esistono in commercio?
Ovviamente conviene andare su una famiglia che già si conosce per ridurre la curva di apprendimento.
Se si parte da zero, secondo me la scelta più logica è andare su un Arduino basato su STM-32. I vantaggi sono:
1) oggi come oggi la diffusione di Arduino è colossale e ciò significa un'enormità di risorse a disposizioe
2) le schedine Arduino sono open source e si trovano dalla Cina a prezzi stracciati (es. i ProMini con ATMega32 a circa 1€ l'uno)
3) Arduino è un ambiente di sviluppo e supporta un'infinità di microcontrollori: nello stesso ambiente potete scrivere codice con le stesse convenzioni per ATMega, per STM, per gli ESP8266 e praticamente per tutto quello che esiste; questo è un enorme vantaggio per via del fatto che uno è subito operativo su una nuova piattaforma senza doversi trovare un ambiente di sviluppo nuovo da imparare

Si tenga presente che per programmare un microcontrollore di qualunque tipo, per molte cose è sufficiente copiare gli esempi che si trovano in rete, ma spesso e volentieri è richiesta la corretta comprensione della logica del microcontrollore, il che comprende un certo tempo di apprendimento.

Per quanto riguarda il Raspberry PI, avendo esposte delle GPIO (cioè porte di I/O programmabili dall'utente) rientra in parte in questa categoria. È penalizzato dal fatto di avere un consumo energetico elevato, di non disporre di convertitori A/D, di essere relativamente costoso rispetto ad altre soluzioni e, utilizzando linux, di non avere un funzionamento real-time. È avvantaggiato dal fatto di avere un intero sistema operativo, la possibilità di essere controllato con tastiera e monitor, la rete ethernet a bordo e molto spazio di memorizzazione.
Si tenga presente che l'offerta di microcontrollori è molto vasta e per "sopravvivere" si deve restringere la scelta a due/tre prodotti di prestazioni crescenti da impiegare in base all'applicazione. Ad esempio, come "all-purpose" per applicazioni semplici (in termini di quantità di codice e RAM richiesta) la soluzione ottimale secondo me al momento è l'ATMega32 per via della sua enorme diffusione e quantità sterminata di librerie. Questo controllore però raggiunge rapidamente i suoi limiti a causa dei soli 32k di flash e 2k ri RAM,
Dove serve più potenza di calcolo è ottimo la serie "STM32F4", venduto in schedine denominate "black pill" (con su i pin, l'USB, il regolatore di tensione, ecc.), che oltre a supportare numerose porte di I/O e conversioni analogico digitale, ha anche la FPU per i calcoli in virgola mobile.
Vi sono anche gli ESP8266 e i più recenti ESP32 (molto più ricchi di porte di I/O), che possono contenere un protocol stack TCP/IP e lavorare in WiFi, oltre ad essere usati come comuni microcontrollori.

La creazione di un frequenzimetro è abbastanza semplice: la parte più critica è ottenere un'onda quadra dalla pulizia e ampiezza adeguata dal segnale in ingresso. Aiuta un trigger di Schmitt.
A questo punto si tratta di collegare un interrupt ad un pin di un Arduino qualunque e contare gli impulsi. Con un timer si verifica periodicamente il numero di impulsi e da questo si ottiene la frequenza.
Se la frequenza è troppo elevata per le capacità di conteggio del microcontrollore, esistono dei circuiti integrati "prescaler", o "divisori di frequenza", che ogni "N" conteggi emettono un impulso. Ad esempio con un prescaler che divide per 1000 e riceve un segnale a 1MHz, il microcontrollore riceverà un segnale a 1KHz.
Sui datasheet dei vari prescaler si trovano indicati i valori di moltiplicazione e la frequenza massima supportata.

Ciao
Davide

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discussione libera / Re:Giuntare RG213
« il: 17 Ottobre 2021, 22:40:57 »
Ciao a tutti.

La giunzione permanente dei cavi coassiali viene normalmente dipinta come un ripiego molto rozzo all'impiego di connettori, ma secondo me non è così.
Proviamo infatti ad esaminare una giunzione comune fatta con due PL e un barilotto. Abbiamo che la calza si connette al primo PL tramite una saldatura o a pressione. Quindi il PL fa un contatto a pressione con il SO-239, che fa un altro contatto a pressione con il PL successivo che a sua volta si collega con la calza.
Stessa storia per il centrale, che ha una saldatura al centro del PL, quindi un contatto strisciante con il SO-239, che ha un altro contatto strisciante con il PL successivo...
In pratica, sia calza che centrale si interrompono e collegano ad un oggetto diverso in quattro punti ciascuno.
Nel caso della giunzione, abbiamo che entrambi i conduttori si interrompono e ricollegano in un solo punto, che non so come possa essere considerato un caso peggiore.

Per il mantenimento dell'impedenza, bisogna considerare che ad avere effetto è la lunghezza della tratta rispetto alla lunghezza d'onda: 5mm di connessione sono a 27MHz lo 0.05% di lunghezza d'onda, praticamente nulla. Anche a 70cm sono lo 0.7% della lunghezza d'onda, cioè nulla.
Detto questo, rispettare l'impedenza caratteristica in una giuntura è molto semplice. Basta che sia mantenuto il diametro esterno del centrale, che il materiale dielettrico in mezzo sia lo stesso e che il diametro interno della calza sia mantenuto. Il resto non ha influenza sull'impedenza caratteristica.
Devo dire che faccio un discreto uso di giunte specialmente da quando ho saturato i buchi che vanno all'esterno. Per guadagnare qualche passaggio, sono arrivato tranquillamente a giuntare un cavo grosso all'esterno con un pezzettino più sottile che entra nel muro.

Secondo me non servono tanti marchingegni per saldare i centrali. Se il centrale è pieno, lo limo a "mezzaluna" in modo che i due estremi nel punto di giunzione formino un diametro uguale al resto del cavo. Se hanno trefoli, elimino il 50% dei trefoli da ciascuna estremità, incastro e saldo.
È possibile scoprire una parte abbondante di conduttore centrale anche se si salda qualche mm in punta: in questo modo non si fonde il dielettrico. Una volta saldato, può essere riapplicato il dielettrico della giusta lunghezza, con un taglio longitudinale che ne consenta la riapplicazione.
La calza va tenuta abbondante, più della lunghezza del centrale, in modo che una volta riassemblati, le due calze si sovrappongano. Non importa se diventa leggermente più "cicciotto", quel che conta è il diametro interno.
Infine si trova in commercio della guaina termorestringente che al suo interno ha una apposita colla che quando viene scaldata sigilla tutto.

Ciao
Davide

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Yaesu / Re:Yaesu ftdx-10 e rm bla-350plus
« il: 08 Ottobre 2021, 13:12:53 »
Ps: siccome sono in trattativa vi sarei molto grado se poteste rispondere prima possibile.

Ciao Corrado.

Se però chiudi il topic, non può più rispondere nessuno. L'ho riaperto.

Ciao
Davide

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1) evitare il contatto tra la piattina bifilare (da 300 o 450 ohm) con le parti metalliche, ciò accadrebbe se utilizzassi il palo telescopico metallico per elevare l'antenna.

Ciao Oscar.

In merito a questo problema tieni presente che puoi fissare la linea bifilare in alto al vertice del palo e in basso ad una certa distanza dalla base in modo che scenda inclinata. Se hai l'accortezza di ritorcerla a vite (bastano due o tre giri), il vento non fa molta presa e puoi usare il palo che vuoi. Anche perché tieni presente che in cima al palo vorrai prima o poi metterci qualche altra antenna, come una verticale per V/U. Nel video si vede il palo da 12m che avevo a Milano un giorno che c'era vento:



Ciao
Davide

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non mi piacciono i QTC fiume , R.O.S. (Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri) forse è questo che cercavate ...?

Hai perfettamente ragione, i QTC fiume sono solo un'inutile perdita di tempo. I QTC monoriga sono decisamente più interessanti.

Ciao
Davide

8
Ciao a tutti.

La domanda "cos'è il ROS" è tutt'altro che ingenua. Infatti mentre non c'è radioamatore o CB che non abbia misurato il ROS almeno un milione di volte nella sua vita, pochissimi sanno spiegare cosa sia il "Rapporto Onde Stazionarie". Infatti, nessuno in questo thread ha definito cosa sia il "rapporto tra onde stazionarie" di cui ROS è l'acronimo. Com'è possibile che così tanta gente tragga giovamento dalla misura un'entità che ha idea di cosa sia?
La ragione di questa strana situazione è che a noi delle onde stazionerie non frega una mazza di niente, ma sfruttiamo il fatto che il ROS è tecnicamente facile da misurare e, in certe particolari condizioni, il suo valore è direttamente collegato con quello che in realtà ci interessa misurare: l'adattamento di impedenza.

Il problema dell'adattamento di impedenza ce l'hanno praticamente tutti i sistemi che trasferiscono potenza da un generatore ad un consumatore. Pensiamo ad un ciclista che pedala: se i pedali sono troppo "molli" o troppo "duri" non riuscirà a dare il meglio di sé e, se troppo fuori dai suoi parametri, non riuscirà nemmeno a partire. Infatti le biciclette più evolute hanno un cambio (un adattatore di impedenza variabile) che fa in modo che la "durezza" dei pedali sia sempre ottimale in ogni condizione, salita, discesa, pianura.
L'adattamento di impedenza non è sempre volto al massimo trasferimento di energia, ma più in generale è richiesto per mantenere il sistema nei parametri di funzionamento previsti dai progettisti. Facciamo un esempio usando un trasmettitore a 50Hz (la rete elettrica a 230V) e un carico fittizio (una stufetta elettrica da 500W). La resistenza della stufetta deve avere una precisa impedenza (valore della resistenza in Ω) perché dissipi 500W. Se la resistenza è più bassa, aumenta la corrente e di conseguenza la potenza trasferita e il calore generato. Questo potrebbe portare alla fusione del contenitore della stufa o dei cavi elettrici (non dimensionati per quella corrente) e all'intervento del magnetotermico di protezione. Invece, aumentando la resistenza la stufa non produrrebbe più il calore necessario a svolgere la sua funzione.

Anche i nostri preziosi trasmettitori hanno bisogno di lavorare con un carico la cui impedenza sia entro i parametri indicati dai progettisti ed è per questo che abbiamo bisogno di uno strumento che ci consenta di capire se l'impedenza del carico è adatta o meno al nostro disposivo per poter intervenire con eventuali correzioni. Oggi l'impedenza di un carico viene facilmente misurata a frequenze RF da un VNA da pochi spicci, ma nel secolo scorso l'unico strumento accessibile era appunto il rosmetro.

Quindi, cos'è il ROS e queste benedette onde stazionarie?
La prima cosa da notare, che detta così sembra ovvia, per avere un "rapporto onde stazionarie" è necessario un disposivo in cui si possano formare onde stazionarie, cioè una linea di trasmissione. Ad esempio, il "ROS sotto l'antenna" è un concetto inesistente: direttamente collegati all'antenna significa che non frapponiamo una linea di trasmissione per cui non ci sono onde riflesse e rapporti tra tensioni. Il ROS sotto all'antenna è un artifizio matematico per rappresentare il disadattamento di impedenza.

Le onde stazionarie sono un concetto indispensabile alle linee di trasmissione per rispettare alcune norme elementari della fisica.
La linea di trasmissione è una specie di "tubo" che ha l'incarico di prendere in consegna energia da un lato e consegnarla dall'altro. Supponiamo che il nostro trasmettitore sia una normale radio progettata per funzionare con 50Ω di carico. Ciò significa che se il trasmettitore presenta 100V si aspetta che si sviluppi una corrente di 100V/50Ω=2A (legge di Ohm). Un cavo coassiale con impedenza caratteristica di 50Ω è progettato con una geometria tale per cui quando si presenta una differenza di pontenziale di 100V, si crea un campo elettrico variabile che induce un campo magnetico variabile che a sua volta induce una corrente di 2A. In altre parole, si comporta come una resistenza da 50Ω che invece di dissipare la potenza in calore, la trasferisce al segmento successivo di coassiale.
Ad un certo punto arriva all'antenna sempre presentando 100V e 2A: se l'antenna presenta impedenza 50Ω, sarà in grado di accogliere l'accoppiata 100V-2A. Se l'impedenza è 100Ω, sarà in grado di accogliere i 100V ma della corrente solo 1A. Se è 25Ω, sarà in grado di accogliere i 2A di corrente, ma della tensione solo 50V. Questo significa che una quota di tensione o di corrente rimane inevasa, quindi la linea di trasmissione, non potendo violare la legge di conservazione dell'energia facendola sparire nel nulla, crea una nuova accoppiata tensione/corrente relativa alla potenza inevasa e la rispedisce indietro.
Se noi mettessimo un tester molto veloce (es. un oscilloscopio) tra centrale e calza di un coassiale, vedremmo che la tensione continua a passare ciclicamente +100V, 0V, -100V, eccetera alla frequenza della nostra trasmissione. In un coassiale senza perdite e collegato ad un carico a 50Ω, in qualunque punto ci mettiamo, vediamo sempre la stessa cosa (+100V, 0V, -100V, 0V, +100V, ecc.).
Se però il carico è disadattato, l'onda trasmessa indietro interferisce con quella trasmessa in avanti: "interferire" è una peculiarità delle onde immateriali che quando si incrociano non si scontrano come due auto all'incrocio, ma si sommano tra loro. Un ottimo esempio è la "ola" allo stadio: la si vede chiaramente correre per le tribune ma le persone che la formano sono sempre ferme al loro posto: a muoversi è solo l'entità immateriale "braccia alzate-braccia abbassate". Nel cavo coassiale questa entità immateriale a muoversi è la differenza di potenziale tra centrale e calza e il valore di corrente contrapposta sui due conduttori.
La somma dell'onda che va avanti e quella che va indietro fa sì che in certi punti la tensione oscilli tra +120V,0V,-120V perché le due onde in quel punto si sommano. In altri punti oscillerà tra +80V,0V,-80V perché in quel punto una delle due è positiva quando l'altra è negativa e viceversa.
Per misurare il ROS vero (non dedurlo da altri fattori) si deve usare una linea essere più lunga di mezz'onda, altrimenti non si sviluppano tutti le combinazioni possibili. Si misura la tensione massima in tutti i punti e di questi valori si prende quella più alta e quella più bassa. Supponiamo che nel punto con la massima ampiezza abbiamo +120V,0V,-120V e in quello con la minima ampiezza abbiamo +80V,0V,-80V.
Bene, il ROS è: 120V/80V=1.5

Per inciso, il ROS non è il rapporto tra la potenza trasmessa e quella riflessa, ma il rapporto tra le due sopracitate tensioni.
Osserviamo che se il carico è adattato, la tensione sarà sempre 100V,0V,-100V in tutti i punti, per cui il ROS sarà 100V/100V=1.
Se il carico è aperto o in cortorcircuito, abbiamo che nel primo caso non è in grado di accettare alcuna corrente mentre nel secondo di accettare alcuna differenza di potenziale. Questo significa che l'onda di ritorno sarà identica come ampiezza a quella di andata: in alcuni punti l'interferenza produrrà il raddoppio della tensione, in altri il suo azzeramento. Avremo quindi ROS=200V/0V=infinito.

Il ROS è legato al disadattamento di impedenza tramite una formula matematica: data un'impedenza di riferimento reale Z0 e una complessa del carico ZL, si applica la formula e viene fuori il valore di ROS, cioè il rapporto che avrebbero le tensioni in una linea di trasmissione di impedenza caratteristia Z0 se fosse collegata ad un carico ZL.
[Si noti che la formula del calcolo del ROS tra impedenze funziona solo se Z0 è puramente reale, mentre ZL può essere complesso; per calcolare uno pseudo-ROS tra impedenze complesse è necessaria la formula modificata di Kurokawa.]
Noi usiamo il valore di ROS solo come indice di disadattamento, cioè un numero che ci dice quando il carico è adatto al nostro sistema. Se dicessi che l'antenna è R=37 X=91, pochi saprebbero dire a prima vista quando buono o cattivo sia l'adattamento. Ma se lo applico nella formula e calcolo il valore di ROS=2.7, a questo punto tutti, abituati a questi valori, avrebbero subito la percezione di quanto sia.

Il dramma viene fuori quando si comincia a ragionare sul senso delle onde riflesse. Ad esempio, l'idea che la potenza riflessa si schianti contro il trasmettitore distruggendo i finali come il punching ball che rispedisce la stessa forza in faccia al pugile imbranato, è completamente errata.
Per fare un parallelo immaginiamo un lungo tubo vuoto di un certo diametro terminato alla fine da un buco piccolo. Quando iniziamo a pomparci acqua, questa entra nel tubo con una certa facilità che è la "impedenza" del tubo. Quando però il tubo è pieno e l'acqua raggiunge il buco piccolo, il flusso si inceppa: la pompa all'ingresso rileva che pompare l'acqua è diventato molto più duro. In altre parole, il tubo sta riflettendo al suo ingresso l'impedenza del carico che è molto più alta di quella del tubo.
La linea di trasmissione fa la stessa cosa: non potendolo fare con la massa compressa, come fa il tubo con l'acqua, lo fa con le onde riflesse e la relativa interferenza. In presenza di disadattamento, la linea di trasmissione di fatto "riflette" il disadattamento del carico sul generatore. Gli dice, "guarda che ho scoperto che di là il carico non è 50Ω come ci aspettavamo, ma è 130Ω; per cui se vuoi mantenere il flusso devi alimentarmi come se fossi un carico da 130Ω; se non ce la fai e ti scassi, problemi tuoi". Il trasmettitore non si guasta perché viene investito dalla propria potenza che torna indietro come un boomerang trasportata dalle "stazionarie", ma perché la nuova impedenza presentata dal suo carico (l'ingresso della linea di trasmissione) non è più nei parametri previsti dai progettisti.

Quindi, in definitiva, il valore di ROS che usiamo noi non ha niente a che vedere con le "onde stazionarie" ma è semplicemente un "indice di disadattamento" tra l'impedenza desiderata e quella presentata dal carico.

Ciao
Davide

9
il pi3 lo uso con la chiavetta sotto antenna e in casa faccio tutto con gqrx, quello che non ho capito dato che il raspy dovrebbe solo inviare i dati e non elaborare, può farlo tranquillamente un prodotto come il PI ZERO?

Ciao Dattero.

Non so se ce la possa fare, non ho mai provato. Però tieni presente che il PI Zero/W ha il WiFi ma non la LAN ethernet. Il PI Zero normale, manco il WiFi.

Ciao
Davide

10
Ho diversi ricevitori SDR e vorrei utilizzarli al pieno delle loro potenzialità collegandoli ad antenne sul tetto.
Purtroppo non ho coassiali liberi per arrivare al PC e non ho posto per fare altre discese, e vorrei trovare il modo più rapido (e con meno latenza) possibile per utilizzarli piazzati nel sottotetto mentre io sono al PC quattro piani sotto.

Ciao MarcoDriver.

Per gli SDR derivati da RTL2832 esiste un programma command line "tcp_sdr" che si può far girare benissimo su un Raspberry. In pratica preleva il flusso di dati dall'SDR e lo manda fuori così com'è via LAN. Sull'altro lato puoi usare un programma a piacere che supporti questa funzione (ad esempio SDRSharp ha "RTL-SDR USB" e "RTL-SDR TCP") che fa localmente le elaborazioni.
In questo modo il computer che materialmente è collegato all'SDR non dovendo fare calcoli ma semplicemente rimandare in rete i dati, non deve avere alcuna particolare potenza di calcolo.
Usato così è praticamente indistinguibile da averlo collegato direttamente all'USB.
Per altri tipi di SDR bisogna vedere cosa esiste come software, ma se si ha una rete ad alta velocità (come una LAN) la cosa ideale è quella.

Ciao
Davide

P.S. intanto che stavo scrivendo, ha risposto anche Dattero con la stessa idea.

11
Eh, credo che la canna da pesca all'apice (sul cimino) fletta molto. Se metto il punto di alimentazione del dipolo in cima penso che si fletta enormemente, compresa l'impossibilità di tendere i radianti.
Invece a 2,5 metri, dove cadrebbe il punto di alimentazione della GP, credo sia molto rigida e quindi non fletta!

Ciao PapaGolf.

Non so se intendi usarla per uso fisso permanente o portatile.
Nell'uso portatile, riesco tranquillamente ad usare il cimino con la canna da 10m. Il trucco ovviamente è quello di alleggerire al massimo tutte le parti usando i fili più sottili possibile. Al termine dei fili del dipolo lego dei cordini, anch'essi molto sottili, lunghi una decina di metri in modo da poter allargare la "V" invertita del dipolo allontanando i vertici dal suolo.

Bisogna avere un po' di accortezza a rimanere in asse con la canna e non tirare troppo un lato, ma con un po' di pratica si riesce. 

Nell'uso portatile bisogna prendere la mano per non farli ingarbugliare. Io tengo i due cavi ciascuno avvolto su un cilindro in vetroresina ottenuto segando una canna da pesca rotta e faccio in modo che si srotolino ordinatamente mentre isso la canna.
In questo vecchio video si vedono:




Ciao
Davide

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discussione libera / Re:no comment
« il: 21 Settembre 2021, 11:23:23 »
Ciao a tutti.

Vorrei anche aggiungere che, secondo me, non ha senso aspettarsi da quelli che parlano di radio un comportamento migliore della media di quelli che parlano di qualunque altro argomento.
Anzi, probabilmente è il contrario e questa idea è supportata dall'esistenza del concetto di "ham spirit".
Se guardate i dettami dell'ham spirit, non sono altro che normali regole della buona educazione. Come mai il radioamatore ha bisogno che gli siano continuamente ricordate le regole della buona educazione? Evidentemente perché, mediamente, non ne ha poi così tanta.

In autostrada in rettilineo a 130km/h, se giro all'improvviso lo sterzo tutto a destra, eseguo una manovra pericolosissima e probabilmente causo un incidente grave. Eppure non ci sono cartelli "vietato girare improvvisamente lo sterzo tutto a destra". Invece ogni due metri c'è un cartello che ricorda il limite di velocità, che minaccia punizioni sul superamento del limite di velocità, macchinette automatiche che danno multe per eccesso di velocità... Evidentemente il legislatore sa che i comportamenti pericolosi sono infiniti, ma quelli su cui insistere sul serio perché più diffusi sono relativi al nostro "piede pesante". Se uno da Marte approdasse sulle nostre strade e vedesse la segnaletica, certo non penserebbe che siamo esseri che vanno sempre pianissimo ma che anzi l'andare troppo forte sia un problema serio ed importante.

La stessa cosa è l'ham spirit per i radioamatori. Il solo fatto che si propaghi continuamente un testo in cui si ricorda che il bravo radioamatore è cortese, altruista, leale ed equilibrato è perché il radioamatore di solito non è cortese, non è leale, non è altruista e men che meno equilibrato.
Pertanto è più difficile mantenere civile un ambiente popolato da radioamatori ed affini che da altre categorie di persone.

Ciao
Davide

13
discussione libera / Re:no comment
« il: 21 Settembre 2021, 10:16:51 »
73 a tutti,
scrivo qui in questa sezione in quanto essendo LIBERA non dovrei rischiare censure.
Non capisco perchè in alcuni forum, gruppi, ecc , del nostro hobby/servizio ci debbano essere persone che , a quanto pare, vadano a piangere dagli amministratori per far rimuovere alcune risposte "scomode" per loro stessi, ma che in realtà non contengono nessuna offesa verso tale persona.
Ma quello che più è sconcertante e che se per caso chiedi spiegazioni , più che altro per capire cosa non scrivere la prossima volta, ti bloccano, ti cancellano, ti eliminano, senza alcuna risposta di spiegazione.

Tutto questo nel nostro mondo (radio) non deve succedere, ognuno di noi ha diritto di esprimere le proprie idee ,senza offendere nessuno ovviamente, e se il clima si dovesse scaldare allora ci stà l'essere ripreso ,ma con dialogo ed esponendo i fatti.

Scusatemi per il mio (chiamiamolo) sfogo, ma ultimamente sembra di essere in politica.

Ciao Gino.

Non posso rispondere in merito ad altri social, ma qui vengono cancellati i post in via del tutto eccezionale solo quando sono generati da troll, se sono duplicati, in caso di flame eccessivo e poco altro. Certamente non vengono accettate richieste di utenti che chiedono di modificare la conversazione in loro favore.
Capitano utenti che fanno i loro proclami e chiudono il thread che hanno creato, ma in tal caso di norma il thread viene riaperto in quanto il forum non è luogo di annunci unilaterali ma di discussione. Se vogliono fare annunci unilaterali, che si aprano una pagina web e scrivono quello che vogliono indisturbati.

Ciao
Davide

14
antenne per CB / Re:[Guida] T2LT Antenna
« il: 20 Settembre 2021, 18:16:12 »
Molto interessante questo gel, hai realizzato la struttura esterna con stampante 3d?

Sì, stampante 3D.

15
antenne per CB / Re:[Guida] T2LT Antenna
« il: 20 Settembre 2021, 15:28:50 »
Ciao a tutti.

Per il problema delle scatole stagne, condensa e compagnia bella, da alcuni anni sto usano il gel per le scatole elettriche.
È un gel bicomponente prodotto dalla Raytech che riempe completamente gli spazi, resiste a temperature di esercizio da -60°C a 200°C e per tempi ridotti anche a 250°C. Ha un elevatissimo isolamento (è per impianti elettrici) e una volta avvolti nel gel, i componenti possono lavorare anche permanentemente immersi in acqua.
Non essendoci più aria non ci sono problemi di umidità né di infiltrazione di insetti ed altri inquinanti.
Il gel si rimuove molto facilmente tirandolo e lascia gli oggetti perfettamente puliti.
È possibile anche rimuovere una parte di gel per operare su una parte specifica per poi reintegrarlo.
Naturalmente ha due impatti sulla circuiteria:
1) se i circuiti scaldano molto, bisogna tenere presente che il gel impedisce la circolazione d'aria; non si possono quindi immergere i dissipatori o altri componenti che hanno bisogno di un raffreddamento
2) se si immerge un induttore in aria, il dielettrico del nucleo diventa il gel; questo cambia un pochino le caratteristiche del componente e se necessario, si deve prevedere un sistema di taratura applicabile quando l'induttore è immerso nel gel.

Nell'immagine sotto un RTX che ho realizzato montato direttamente sotto la sua J-Pole e immerso nel gel.

Ciao
Davide


16
software FreeRadioNetwork / Re:Gateway FRN con Raspberry Pi
« il: 17 Settembre 2021, 15:14:06 »
Mi rimane sempre difficile comprendere l'accanimento contro questi sistemi, non lo scrivo come sfida ma proprio per capire quale fastidio diffonde.

Ciao CND.

Al di la della legalità, una delle ragioni per cui questi sistemi sono particolarmente "ingiusti" (e ci rientrano anche i nodi EchoLink dei radioamatori) è che non hanno una modalità di operare consona al libero impiego delle frequenze da parte di tutti gli utilizzatori.
Ad esempio a me è capitato più volte, quando stavo a Milano, che mentre parlavo su una frequenza FM in comune tra LPD433 e radioamatori, si attivasse un nodo FRN dalle colline del comasco con una portante da 9+60 (alla faccia dei 10mW ERP!) nella quale Ciro da Caserta faceva chiamata e gli rispondeva Mario da Latina con ampi saluti circolari a tutto il QRA.
Il canale in questione nell'area di Milano al momento era impegnato in un QSO ed un eventuale utente avrebbe dovuto per correttezza attenderne la fine, partecipare o cambiare canale.
Invece queste macchine automatiche, quando qualcuno le attiva, vanno in TX in mezza Italia e coprono tutto senza pietà.
Sono sistemi che partono dal presupposto che la frequenza che si prendono sia loro privata.

Ciao
Davide

17
discussione libera / Re:Call sign CB indipendente e univoco
« il: 17 Settembre 2021, 11:02:22 »
Ciao a tutti.

Secondo me la regola che vieta ai CB e assimilati (quindi anche ai PMR446) "comunicazioni internazionali" crea qualche problema anche con il concetto di Unione Europea. Posso andare, soggiornare a tempo indeterminato, lavorare o studiare in Francia o in Spagna come fossero l'Italia; ho le stesse tariffe telefoniche, la stessa valuta, nessuna dogana, la targa dell'auto con lo stesso layout, le stesse normative unificate sugli apparati radio e le relative frequenze però non posso parlare con un PMR446 da Ventimiglia a Mentone?

Ciao
Davide

18
antenne per CB / Re:UNBOXING ANTENNA SMARTECH JPOLE 27 Mhz
« il: 15 Settembre 2021, 23:19:03 »
Video con apportate modifiche ai segnali come
consigliato da Ottone

Ciao IZ4ZKX.

Secondo me i video che proponi sono fatti bene. Utilizzi gli strumenti a tua disposizione nel modo corretto cercando di minimizzare gli effetti estranei, per esempio invertendo immediatamente le due antenne. Tieni conto che siamo pieni di gente che spara giudizi lapidari perché un giorno con l'antenna "A" ha collegato uno negli USA che gli ha detto che arrivava bene e, una settimana dopo con l'antenna "B" ha collegato un altro in Germania che gli ha riferito che lo sentiva un po' frusciato.
Il segnale sullo S-meter è approssimativo, ma dice quel che deve dire. Dice che un'antenna arriva più forte dell'altra non tantissimo, ma quel tanto che basta da vedersi la differenza sullo S-meter e tutti, abituati a guardare S-meter, capiamo cosa significhi in pratica - forse meglio che avendo i valore in dB.

Se posso permettermi un appunto, in video così curati stona un po' vedere i "dB" scritti "Db" e non "dB".
Inoltre, questo è poco intuitivo per chi non è abituato ai logarimi, ma la differenza tra due valori in "dBm" non è un valore in dBm ma in "dB".
Cioè la differenza tra 11dBm e 10dBm non è "1dBm" ma "1dB". Cioè: 11dBm-10dBm=1dB.
(se ti interessa sapere perché, https://www.rogerk.net/forum/index.php?topic=71564.msg753623#msg753623 o anche https://www.rogerk.net/forum/index.php?topic=74886.msg786849#msg786849)

Ciao
Davide



19
antenne per CB / Re:CHIARIMENTI SMARTECH 3 el. YAGI S 27 MHz (27Y3S)
« il: 15 Settembre 2021, 22:20:52 »
Vorrei chiedervi se vi trovate con i guadagni ed il rapporto di f/b della "3 el. YAGI S 27 MHz (27Y3S)"  della SMARTECH.
In particolare con 1.5 mt di boom mi riesce difficile pensare di poter arrivare a quei guadagni, diciamo che ci potrebbero stare su un boom lungo il doppio.

Ciao a tutti.

I guadagni sono calcolati "over the ground" e sono indicate anche le altezze a cui l'analisi è stata effettuata (6m e 12m). Che è "over the ground" si capisce benissimo anche dalla forma che hanno i diagrammi dei lobi.
Quando l'antenna è sul terreno, la riflessione di quest'ultimo contribuisce ad aumentare il guadagno. Ad esempio, un normale dipolo a mezz'onda ha nello spazio vuoto un guadagno massimo di 2.15dBi, ma posizionato a mezz'onda di distanza da un terreno perfettamente conduttore, arriva a circa 8dBi. Su un terreno medio il dipolo scende a 7.3dBi per via dell'assorbimento introdotto dal terreno, ma rimane comunque molto di più dei 2.15dBi in spazio vuoto.
Ho provato a simulare in maniera grossolana una 3 elementi con quelle dimensioni e proporzioni e senza nessun lavoro di ottimizzazione ho ottenuto poco meno di 12dBi su terreno a 12m e circa 7dBi in spazio vuoto. Quindi i dati che hanno comunicato penso siano corretti.

Volendo ci si può interrogare sul fatto che sia corretto o meno indicare le prestazioni "over the ground" rispetto allo spazio vuoto. Da un lato i calcoli in spazio vuoto sono direttamente confrontabili tra un modello e l'altro, mentre quelli su terreno dipendono dall'altezza scelta e dalla composizione del terreno simulato. Dall'altro lato, le antenne lavorano normalmente con il terreno sotto, per cui i guadagni andrebbero valutati con l'antenna posizionata all'altezza desiderata in quanto non è detto che la differenza tra "free space" e "over the ground" sia la stessa per tutte le tipologie di antenna.

Ciao

20
discussione libera / Re:Test su 11 mt. con Loop Magnetica
« il: 15 Settembre 2021, 21:53:46 »
IW7DQR per favore non chiudere il topic ogni volta che rispondi, altrimenti nessuno può più rispondere finché non viene riaperto dai moderatori.

Grazie
Davide

21
discussione libera / Re:Call sign CB indipendente e univoco
« il: 15 Settembre 2021, 14:05:04 »
la nota 49d l'abbiamo già ampiamente commentata in passato con l'aiuto di IZ2UUF.
anche in questo caso si tratta di norme molto importanti ben nascoste.

Mi ricordo: la presenza della dicitura "massima potenza equivalente irradiata" metteva una bella pietra sopra ogni velleità di antenne direttive.

22
discussione libera / Re:A volte ritornano, ma diversi
« il: 14 Settembre 2021, 08:45:34 »
73 a tutti,
Una mia piccola riflessione : a volte ho l'impressione che vecchi utenti che hanno lasciato questo forum (cancellati) dopo qualche mese non riescono a non intervenire, perché nel frattempo leggono, quindi ad un certo punto si registrano con un nuovo nome cosi da poter interagire con le varie discussioni.
Sono anche molto attenti a moderare le loro risposte, rimangono freddi senza alcun tono.
Qualcuno a notato tutto questo??

Escono sbattendo la porta urlando "mai più!" ma dopo un mese ricompaiono con un altro nome facendo finta di essere qualcun'altro...  [emoji1]

23
discussione libera / Re:Rinnovo licenza Lombardia
« il: 12 Settembre 2021, 00:37:20 »
Ciao Davide, anno in corso o quello da dove "parte" il rinnovo?
"...relativo all’anno dal quale decorre il rinnovo dell’autorizzazione generale..."
Perché questa frase l'ho interpretata diversamente.

Ti dico il mio caso. Ho una AG che scade il 1 dicembre 2021. Il 28 giugno ho inviato una PEC a dgat.div05.isplmb@pec.mise.gov.it con allegato il PDF debitamente compilato e la ricevuta del bonifico da 5€ effettuata il 13 gennaio 2021. Il 29 giugno 2021 ho ricevuto una PEC dallo stesso indirizzo in cui mi veniva comunicato il numero di protocollo.
Il documento PDF del mise recita "SE LA DICHIARAZIONE È COMPLETA E CORRETTA NON SEGUIRÀ ALCUNA COMUNICAZIONE DA PARTE DELL'ISPETTORATO". Sono passati due mesi e mezzo, non ho ricevuto alcuna comunicazione al di là del numero di protocollo, deduco vada bene così.

Ciao
Davide

24
discussione libera / Re:Rinnovo licenza Lombardia
« il: 10 Settembre 2021, 09:02:29 »
Hi scritto mail. Chiesto info .. nessuno risponde su come rinnovare licenza in scadenza. Bo. Avete news ?

Ciao Spinner.

Scarica questo modulo che contiene anche le istruzioni:
https://ispettorati.mise.gov.it/images/documenti/Sub_all_A_v2.pdf

Si invia tramite PEC. Loro rispondono con un numero di protocollo e poi più niente.
Come è scritto sul modulo, in questo è richiesto solo il bollettino dell'anno in corso e non quelli degli ultimi dieci anni.

Ciao
Davide

25
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 31 Marzo 2021, 14:59:15 »
Resta tuttavia importantissimo quello che evidenzi, cioè il considerare la resistenza del radiatore

Ciao Max.

Non parlavo della "resistenza del radiatore" ma della "resistenza di radiazione".
Se noi prendiamo un dipolo mezz'onda nello spazio vuoto fatto di materiale infinitamente conduttivo, nel momento in cui lo alimentiamo con una tensione alternata V vedremo svilupparsi una corrente I tale per cui V/I=73. Questa è esattamente la stessa cosa che vedrebbe il generatore se invece del dipolo ci collegassimo un resistore da 73 ohm. L'antenna si comporta come un resistore solo che l'energia che preleva non la trasforma in calore ma in campo elettromagnetico che si propaga. Per questo viene chiamata "resistenza di radiazione".
Il radiatore ha certamente una sua resistenza dissipativa dovuta a forma e materiali, per cui la R totale che vediamo deriva dalla somma dei due ma senza altri dati, non possiamo dire quanta sia data dall'una e quanta dall'altra.

Ciao
Davide

26
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 31 Marzo 2021, 14:26:04 »
mai una gioia.
è la via penitenziale al radiantismo.

Il parametro facile da misurare che dica "quanto rende" un'antenna è un po' il Sacro Graal del radiantismo. Una volta mi contattò un produttore di strumenti di misura semi-caserecci perché gli svelassi la formula che consentisse di calcolare "il rendimento dell'antenna" a partire dal return loss (giuro). Era sicuro che implementando questa formula nei suoi strumenti, avrebbe fatto i soldi.
Ma non gliela svelai, non potevo rompere il giuramento templare svelando questo segreto.

Ciaoo
Davide

27
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 31 Marzo 2021, 11:55:08 »
- più è alto il Q, quindi più è stretta la banda passante di una antenna (cosa che si ottiene con vari "trick"), maggiore è l'efficienza della stessa. In definitiva le antenne sono dei circuiti risonanti LC e non sfuggono alle regole di qualsiasi circuito risonante.

Ciao a tutti.

Occhio che questa è una delle tante "trappole" di cui siamo disseminati.
Il "Q" di un circuito "loaded" (comprese le antenne) è sì determinato dalla componente resistiva (cioè dissipativa) dello stesso solo che non tutte le componenti dissipative sono "cattive".
In particolare, nel caso delle antenne, abbiamo la resistenza "cattiva" che è quella che dissipa in calore, e quella "buona" che è la resistenza di radiazione. Il "Q" non le distingue e quindi di per sé non ci dice niente. Se non sappiamo la proporzione tra le due resistenze, il dato di Q è totalmente inconclusivo.
Ad esempio, la loop magnetica ha Q altissimo perché la resistenza di radiazione è bassissima e contribuisce poco ad alzare la resistenza totale, ma ciò non la fa un'antenna molto efficiente. Anzi,  a causa della corrente elevatissima che serve a far radiare un oggetto così corto, la dissipazione termica è molto alta e quindi l'efficienza energetica bassa.
Certamente il Q può abbassarsi perché un circuito di accordo alla base dell'antenna introduce componenti resistive indesiderate (e magari è proprio quello che avviene in questo confronto), ma un Q più basso in un circuito loaded non implica automaticamente minore efficienza.

Se noi calcoliamo il Q di un'induttanza da sola (circuito unloaded), lo calcoliamo a partire da un circuito formato da [L]+[RL], dove [RL] è la resistenza interna dell'induttanza (ESR). Ovviamente, più è bassa, più il Q è alto: in questo caso, il Q è direttamente legato alla qualità del componente.
Se però consideriamo un circuito "loaded" abbiamo: [L]+[RL]+[R], dove [R] è il carico che deve usufruire dell'energia, cioè di quella energia che non dovrebbe essere sprecata da [RL] affinché [R] ne possa usare il più possibile.
In questo caso, il Q è calcolato considerando [RL]+[R] e quindi risulta molto più basso; esso continua ad essere significativo in termini di banda passante, ma non più in termini di efficienza perché dal solo Q, il rapporto tra [RL] e [R] è ignoto. Se [RL] fosse zero (o quasi zero), l'efficienza sarebbe del 100% (o quasi del 100%) qualunque sia il valore di Q risultante.
Nel caso dell'antenna, [RL] è la resistenza introdotta dagli elementi dissipativi, come circuito di accordo e dissipazione termica dovuta alla corrente che scorre sul metallo dell'antenna, e [R] sarebbe la resistenza di radiazione.

Ciao
Davide

28
Sempre SECONDO ME, sarebbe più corretto indicare sempre RL e magari C ( grandezze indipendenti dalla frequenza e non l'impedenza ( funzione della frequenza )
Non riesco a convincermi a mettere oltre 1K di resistenza per qualche spira di coassiale.

Ciao Rosco.

Pensavo fosse un fatto ormai assodato visto l'ampio uso che si fa dei choke e della diffusione della famosa tabella di G3TXQ per la scelta di diametro/numero di spire/nucleo, ma evidentemente non è così.
Prendo un choke fatto con 10 spire di RG58 avvolte in aria su diametro di 10cm.
A 1MHz misuro ed ottengo 12.53uH e 0.33 ohm di resistenza in serie.
Ora assumiamo che:
- i 12.53uH siano costanti a tutte le frequenze
- la reattanza aumenterà all'aumentare della frequenza (perché legata matematicamente all'induttanza)
- la resistenza in serie aumenterà all'aumentare della frequenza secondo le regole dell'effetto pelle.
Calcoliamo quindi l'attenuazione del choke al variare della frequenza:



In rosso vediamo la curva di insertion loss del choke. Come è logico attendersi, se saliamo un po' di frequenza, aumenterà l'effetto di choking e se scendiamo diminuirà, ma tutto con una regolare continuità.
Misuriamo l'effettivo insertion loss di quel choke e sovrapponiamolo a quella che abbiamo appena calcolato:



Come vediamo, c'è evidentemente qualcosa che non va. Perché il choke vero a 1MHz si comporta esattamente come quello ipotetico, ma a 13.6MHz ha un picco di attenuazione enorme e poi risale?
Perché questi 12.53uH dovrebbero essere così speciali proprio a 13.6MHz?

Allora guardiamo il plot della R e X vere del choke e non quelle calcolate partendo dall'assunto che l'induttanza non dipenda dalla frequenza:



Quello che stiamo vedendo è l'effetto dell'autorisonanza, cioè il punto in cui l'induttanza e la cosiddetta "capacità tra spire" (che è un'approssimazione ma in questo contesto è adatta) si combinano a formare un circuito LC in parallelo che, se fosse ideale (cioè con R=0) avrebbe impedenza infinita.
Attorno all'autorisonanza la resistenza dissipativa del circuito aumenta a dismisura, l'induttanza tende a salire all'infinito per ricomparire come capacità. A frequenze superiori, il circuito si comporta come un condensatore.
Normalmente ci si tiene ben al di sotto della frequenza di autorisonanza perché l'induttore perde totalmente le sue caratteristiche.
Nel caso del choke, andiamo a cercare la frequenza di autorisonanza perché ci dà "gratis" una fortissima attenuazione (dal grafico 42dB contro i 20dB che ci darebbe la sola induttanza).
Non concordo con la tua idea che sia più corretto usare l'indicazione di induttanza invece che l'impedenza in quanto normalmente andiamo ad utilizzare il componente proprio in una condizione particolare (autorisonanza) in cui il valore di induttanza perde di significato.

Ciao
Davide

29
Ho caricato il file e SECONDO ME, i dati del choke non sono corretti, tradotto RLC  segna 1073 ohm
che mi sembra esagerato ... oppure non ho capito come inserire i parametri.
Sbaglio oppure hai validato come realistici R=6 e L=20 ?

R=6 e L=20 è plausibile per un choke in aria (ugly choke) usato alla "frequenza sbagliata", cioè dove normalmente ha pochissimo effetto. Ho quel valore (con R=14) a 7MHz per un choke in aria centrato a 13-14MHz.
R=1000 X=2000 sono valori normali per un choke su ferrite in autorisonanza (cioè alla frequenza dove si usa di solito e dove presenta il massimo blocco).
Può essere che l'impedenza di un choke molto blando abbia in certe condizioni, per ragioni da comprendere, migliori effetti. E' una strada da indagare.

Ciao
Davide

30
Evidentemente il contrappeso 0.1 lambda che viene spesso citato è una parte importante che non può essere trascurata.

No, certo che no.
Comunque a casa mia, contrappeso o no, ho dovuto darle in pasto alcuni metri di coassiale perché non c'era santo di farle usare il contrappeso e basta: l'amperometro RF andava fondoscala. Con il choke dopo qualche metro (e il contrappeso) si è quasi azzerato tutto e il choke resta freddo.

31
Che è bene e ti ringrazio, ma poi dici anche che nel caso simulato da me, il choke dissipa il 50%
e questo non lo capisco ...

Non so che dire:
1) hai condiviso un file NEC
2) ho scaricato il file NEC che hai condiviso
3) ho messo al posto del tuo choke i dati di un choke vero
4) ho fatto girare la simuazione
5) dice "efficiency 47.94" che vuol dire che il choke assorbe il 52% della potenza; se togli il choke l'efficiency è del 100%
6) la radiation efficiency è del 33% perché include l'assorbimento del terreno, cosa che la "efficiency" non fa
7) ho ripubblicato lo script NEC affinché tu o chi vuole possa provare e sia chiaro senza ambiguità quale file sia stato provato

Successivamente ho ripreso lo stesso script e ho messo 4 tipi di choke, pubblicando i risultati indicando l'impedenza di ciascun choke usato. Non tutti dissipano il 50%, anzi molti non dissipano niente (e non fermano le correnti di modo comune). Per ognuno ho scritto a fianco i dati riportati da NEC.
Non ho provato altri file NEC aggiuntivi che hai condiviso.
Non ho capito cosa ci sia di oscuro in tutto ciò.

Ciao
Davide

32
Mettendolo vicino all'alimentazione MA aggiungendo contrappeso, invece a me sembra che migliori, aspetto  Davide per una spiegazione.

Non ho una spiegazione: l'evoluzione della corrente nei campi E/M è troppo articolata per essere compresa intuitivamente.
I casi in cui la corrente si sviluppa più volentieri su un percorso rispetto ad un altro sono molteplici. Ad esempio, in un dipolo a mezz'onda la corrente va molto volentieri sui rami e poco volentieri sul percorso di modo comune, tant'è che basta mettere un choke anche blando che non ci va più. In altri casi ci vuole andare a tutti i costi e il choke viene aggredito.
Evidentemente nel tuo setup il contrappeso, che è molto lungo rispetto al coassiale, è gradito quanto il coassiale e la presenza del choke diverte lo sviluppo su di contrappeso. Io ho fatto decine e decine di simulazioni: a volte va in un modo, a volte in un altro, ma non ho trovato una regola generale esprimibile in maniera intuitiva.
Il discorso è che non possiamo dare per scontato che più choke si mettano meglio è perché potrebbe non essere vero.

Ciao

33
Ma se è cosi dannoso per la End Fed il Coke, perché in ognuno dei progetti in rete ne viene consigliato l'utilizzo?

Non è necessariamente dannoso. Io sostengo che può essere dannoso e a riprova riporto qualche caso in cui lo è, che è più che sufficiente per dimostrare che può essere dannoso. Non ho elementi per affermare che sia sempre dannoso in certe condizioni o sempre vantaggioso in altre per cui non lo affermo.
Se vuoi sapere perché in ognuno dei progetti in rete ne viene consigliato l'utilizzo, contatta i relativi autori e fatti spiegare per bene in base a quale principio ne hanno deciso l'utilizzo: calcoli, ragionamenti, simulazioni e/o misure hanno fatto per supportare le loro decisioni.
Intanto che ti domandi perché in tutti i progetti online vengono consigliate varie cose, domandati anche perché i forum sono pieni di post di persone che hanno problemi con le end-fed (sempre gli stessi problemi, tra l'altro): chissà mai che ci sia una relazione.

Ciao
Davide

34
Credo che per poter districare questa matassa l’unico modo è passare dalla teoria alla pratica!

Guarda che pensare di poter avere risposte "dalla pratica" in alternativa alla conoscenza "in teoria" è pura illusione. Quando inizi le tue prove, che fai? Provi a mordere il cavo? Lo fissi intensamente per vedere se succede qualcosa? Provi a metterlo sotto sale?
No, andrai nella tua testa, pescherai le nozioni che hai, elaborerai una teoria in merito a cosa vuoi vedere e quali procedimenti attuerai per vederlo. Quindi prima ancora prima di cominciare a fare qualcosa, sei già vittima della qualità della teoria di cui disponi.
Poi andrai ad interpretare i risultati: purtroppo non si aprono le nuvole ed esce Dio per comunicarti la Verità Assoluta, ma avrai un responso strumentale secondo quanto elaborato dalla tua teoria iniziale. Questo responso sarà elaborato su quella che sarà la tua teoria su come vadano interpretati i risultati.
I simulatori hanno il vantaggio che "lavorano sul pulito": non sono pieni di effetti collaterali che manco sai che esistono che "nella pratica" ti fanno prendere lucciole per lanterne, come succede sistematicamente ai "grandi sperimentatori".
Un fenomeno va ben compreso in una situazione sterile, in modo che quando nei casi pratici ci si scontra con il caos degli "effetti collaterali" si abbia ben chiaro cosa sia plausibile attribuire ad esso e cosa sia causato da elementi esterni che interferiscono.
Se il fenomeno non è chiaro in "ambiente sterile", è difficile pensare che andando in una situazione più complicata e ricca di ignoto, si migliori la situazione.

Ciao
Davide

36
-  R=6,L=20 sono dati realistici per un choke ?

Senza niente: eff=100%, rad=65.4%
Io ho (7MHz):
1) choke su T200-2, 12T di RG58: R=1.5, L=2uH; eff=99.9%, rad=65%, in pratica nessun effetto visibile
2) choke in aria 10T RG58 su 10cm sotto frequenza di autorisonanza (12MHz circa): R=14 L=17uH; eff=96%, rad=59%, aumentano correnti CM (vedi immagine)
3) choke su ferrite FT240-43 12T RG58: R=1073, L=69uH: eff=47%, rad=33%
4) choke con i dati da te indicati (R=6,L=20) sono caratteristiche assimilabili a quelle del caso 2; ottengo eff=97.7%, rad=58%.
La "eff" elevata significa che il choke non dissipa calore. La "rad" più bassa è dovuta alla maggiore corrente in basso verso il terreno. In rosso con il tuo choke:



In nessuno dei casi sopracitati il choke ha portato ad un miglioramento.

Ciao
Davide

37
Premesso che non voglio imporre la mia opinione, ma capire dove sbaglio ...
l'affermazione che "non mi torna" è che potrei aver capito male è che
mettere il choke alla hwef, anche in presenza di contrappeso è deleterio.

Ciao Rosco.

Il tuo stesso progetto dimostra che mettendo il choke dove l'hai messo tu usando i dati di un choke vero causa dissipazione del 50% della potenza. Quindi secondo me l'effetto è decisamente deleterio, poi il concetto di "deleterio" dipende dagli obbiettivi che ciascuno si pone.
Se metti choke privi di componente resistiva, ovviamente non dissipano potenza ed avrai risultati diversi. Il problema è che devi costruire componenti con quelle caratteristiche, se è possibile e ci riesci.
Ad esempio, il choke su T200-2 "molto blando" indicato nei vari progetti, a 7MHz ha resistenza 1.42 ohm e induttanza a 2uH: mettendolo nel tuo progetto non dissipa niente e non cambia niente nella distribuzione delle correnti, cioè non fa nulla.
Magari un choke di concezione diversa da quelli "standard", purché sia realizzabile, in quella situazione ha effetti migliorativi, non lo so.
Se lo scopri è utile per tutti.

Ciao
Davide

38
Mi dispiace andare "contro" Davide, ma a me qualcosa non torna,
Qui la simulazione di endfed cui ho aggiunto 14m di filo per simulare il coassiale.

Ciao Rosco.
Per andare "contro" la mia affermazione, cioè che non è garantito che in tutti i casi il choke abbia effetti benefici, dovresti mostrare che in tutti i casi possibili ha sempre effetti benefici, non un caso in cui funziona. Altri casi in cui funziona te ne posso mostrare altri anch'io quanti ne vuoi.

In particolare mi chiedo come tu faccia a realizzare un choke avente 500uH e 10 ohm di ESR, cioè a 7MHz sarebbe 10+j22000: è decisamente difficile avere un'induttanza così alta ad una frequenza così elevata, con abbastanza poco filo da rimanere sotto la frequenza di autorisonanza e avere una resistenza in serie così bassa.
Per esempio per avere un'induttanza da 500uH avvolta in aria che abbia frequenza di risonanza un 30% maggiore della frequenza in uso ho dovuto usare 4.3m di filo da 5 micron - con il calcolatore, perché il filo da 5 micron mi manca :-) - e ho una ESR di 4.4k, altroché 10 ohm.
Usando un nucleo si usano meno spire, ma sale la resistenza. Ad esempio, 42 spire di filo da 0.8mm su un T200-2 a 7MHz hanno una ESR (misurata) di 5.7 ohm, ma un'induttanza di soli 20.4uH, molto meno dei 500 che hai usato tu.
In realtà per fare il choke non possiamo comunque usare filo da 0.8mm né tantomeno da 5 micron, ma dobbiamo usare un coassiale che è quello che è come diametro.
Ho preso una a caso tra le varie misure di choke vari che ho salvato, una fatta con un FT240-43 con 6+6 spire. A 7Mhz ha 2622+j3680 (83uH). Mettendo questo come choke nel tuo progetto osserviamo che la corrente di modo comune non cambia tanto, in compenso il choke dissipa 43W su 100. Con un altro choke preso a caso ho sempre a 7MHz 1073+j3062 ed in tal caso la potenza dissipata dal choke sale al 52% del totale.
Io ho notato per la prima volta il fenomeno proprio perché il choke su ferrite diventava incandescente al punto da cambiare le sue caratteristiche durante la trasmissione.

Se dalle simulazioni vuoi avere riscontri più chiarificatori, è meglio usare dei valori più realistici. Non dico esatti, ma quanto meno plausibili, in modo che la simulazione ti dica dove vai a parare.
Un choke quasi puramente induttivo come l'hai inserito tu è pressoché impossibile da realizzare. I choke che usiamo noi sono centrati sulla frequenza di autorisonanza (dove c'è il picco di attenuazione), frequenza alla quale la componente resistiva è enorme.

Ciao
Davide

P.S.: il tuo file mi dava un errore di segmenti. Ho dovuto cambiare il numero di divisioni del segmento 7.

Codice: [Seleziona]
CM contrappeso
CM 80m 1.5
CM 40m  3
CE
GW 5 59 0 0 2.5 10 0 10 1.e-3
GW 6 137 10 0 10 -19 0 10 1.e-3
GW 7 2 0 0 2.5 -1.34164 0 3.170821 1.e-3
GW 8 15 0 0 2.5 -14.5 0 1 1.e-3
GE -1
LD 4 8 1 1 1073 3062
GN 2 0 0 0 17 0.007
EK
EX 0 5 1 0 1 0 0 0
FR 0 0 0 0 7 0
EN

39
Ahia Davide, mi stai facendo vacillare le nozioni apprese...

ho sempre letto che il choke va messo subito sotto l'antenna e adesso ci stai dicendo che occorrono alcuni metri di cavo perché lo possa digerire?

Noto che hai sottolineato la condizione sperimentale, quindi non hai idea della giustificazione teorica?
Ma se un choke sotto l'antenna non funziona, non sarà che è poco efficiente? perché dovrebbe funzionare (parzialmente) a distanza di qualche metro? per l'attenuazione del cavo? (ma 6 m non è che attenuino poi così tanto) perché lavora vicino a ventre o a un nodo?

Il choke è come il sale: se lo metti sull'insalata, diventa più buona; se lo metti nel caffè, diventa schifoso. La sua efficacia dipende dal contesto e quello della end-fed mezz'onda è appunto un caso "caffè".
Ne abbiamo parlato varie volte, ad esempio qui: https://www.rogerk.net/forum/index.php?topic=76519.msg800862#msg800862

Questa è un'immagine apparsa su RKE del dicembre 2018 in un articolo intitolato "Le insidie del choke" dove viene confrontato l'uso del choke nel caso di un dipolo a mezz'onda e nel caso di una end-fed mezz'onda con un piccolo contrappeso:



Il choke è un'induttanza fatta funzionare alla frequenza di autorisonanza, quindi altamente dissipativa, che viene messa in un circuito (l'antenna) e quindi le sue performances dipendono non solo dalle caratteristiche proprie ma anche da quelle del rimanente circuito.
Per esempio, se metti un resistore da 1kΩ in un circuito in cui ha in parallelo un resistore da 1Ω, è come non mettere niente dato che la corrente passa al 99.9% nel resistore da 1Ω.
Se però lo stesso resistore da 1kΩ lo metti in un circuito dove ce n'è in parallelo uno da 1MΩ, la situazione si ribalta. Questa relazione componente-resto del circuito vale anche per il choke.
Il problema con il choke è che l'antenna non è un circuito fatto da componenti discreti per cui il suo comportamento non facilmente prevedibile e calcolabile al di fuori delle casistiche note.
Pensare che un choke risolva i problemi in qualunque situazione purtroppo è un errore perché, come dimostra la EFHWA, in certe condizioni può tranquillamente amplificare il problema invece di ridurlo.

Ciaoo
Davide

40
Ciao Davide, potresti ripetere l'esperimento utilizzando come antenna un dipolo?

L'ho già pubblicato cinque anni fa:

In sostanza è lo stesso esperimento ma fatto con un dipolo dei 40 metri.

Ciao
Davide

41
Grazie per il video....una domanda...con un secondo balun montato subito dopo la radio si riduce al minimo tale sbilanciamento?

Ciao BarboneNet.
Quando sei al secondo balun sei già nell'area dei tentativi, cioè hai un'antenna che ti provoca rientri e non sai più che fare. :-)
Tieni presente che mettere un balun alla radio non serve a bloccare quello che entra nel ricevitore: quanto captato non passa affatto di là ma sale fino all'antenna ed entra da là.
Le mie mezz'onda filari partono dalla finestra praticamente dietro alla radio e vanno nel campo adiacente: potrei entrare con un metro di coassiale. Purtroppo ho rilevato prima sperimentalmente poi confermato dalla simulazione che il choke sotto all'antenna, pur con un contrappeso esterno, nel caso della mezz'onda ha l'effetto di attrarre la corrente che aumenta invece di diminuire.
Nel mio caso ho visto che quest'antenna ha bisogno di 6/7m di coassiale da fare irradiare prima di accettare un choke, così ho lasciato fuori il coassiale necessario e all'ingresso in casa ho messo un choke che ha quasi azzerato la corrente di modo comune.
In questo caso la mia scelta è stata quella di mettere come "soglia di radiazione" la finestra (cioè quello che sta fuori deve irradiare, quello che sta dentro no) ma per ottenere l'effetto voluto è stato necessario trovare sperimentalmente la lunghezza di coassiale da lasciar fuori a "lavorare" in modo che il choke fosse efficace.
La soluzione migliore naturalmente è quella di cercare di usare antenne simmetriche a bassa impedenza, come il normale dipolo a mezz'onda o la doublet, la cui corrente di modo comune è debole e facilmente eliminabile con un choke qualunque sotto l'antenna.

Ciao
Davide

42
Mentre premevo il tasto invio stavo giusto pensando che la lunghezza del monopolo scoperto del tuo esempio non prescinde da questo problema. Qualsiasi sia la lunghezza del monopolo, adattato o no alla base, il fenomeno si ripresenta.

Certo. Al posto del monopolo puoi anche metterci il dito che la conduttività del tuo corpo espone l'elemento centrale e il campo si forma.
La geometria degli elementi determina l'impedenza e di conseguenza la propensione più o meno spiccata a trasferire energia, non cambia la natura del fenomeno.
Sono stato ispirato da un video dove si vede uno sperimentatore che, notando che si riceve qualcosa solo collegando il centrale, dichiara che il segnale è trasportato solo dal centrale e da questo trae una sfilza di conclusioni campate per aria.

Ciaoo
Davide

43
Ciao Davide,
poiche' questo e' valido per un monopolo, come un dipolo senza un braccio che poi e' la end feed) mi viene da pensare se questo vale anche per  tutte le mezze onda che vendono vendute installabili senza radiali. Dove e' l'altro elemento radiante per la chiusura del circuito RF. Mi viene da pensare che in questi casi sia il coassiale che faccia parte del sistema radiante. Hai mai fatto prove in tale senso ?

Ciao Franco.
La risposta è facile, il coassiale fa parte sempre del sistema radiante a meno che non si sia attuata una strategia efficace per mitigare questo effetto.
Le antenne mezz'onda non fanno eccezione... perché dovrebbero fare eccezione? Tra parentesi, uso delle filari a mezz'onda per le bande basse e le ho studiate abbastanza: hanno bisogno che sia dato loro in pasto un bel po' di coassiale prima di incontrare il choke, ma sono comunque mille volte più facili da gestire delle random.
Noi radioamatori continuiamo a dividere le cose in tanti casi come monopolo, dipolo, GP, mezz'onda, 5/8, Yagi, end-fed, long-wire, rybakov, verticali con radiali, verticali senza radiali e chi più ne ha più ne metta e le trattiamo come fossero tanti casi particolari con regole proprie, ma in realtà le quattro regole in croce che ci sono sono valide per tutti.
In base a come le varie configurazioni combinano 'ste quattro regole in croce avremo effetti più o meno marcati su un lato o sull'altro.

Ciaoo
Davide

44
Ciao!

Il video non spiega niente, mostra solo un effetto insito nel fatto che le nostre radio e i cavi coassiali sono sistemi "sbilanciati", cioè hanno un elemento che può partecipare alla radiazione esposto e l'altro "nascosto" all'interno. I sistemi bilanciati, come le linee di trasmissioni bifilari, hanno entrambi gli elementi esposti alla radiazione.
Pertanto i sistemi sbilanciati non possono ricevere finché non viene "esposto" anche l'elemento nascosto. In questo esempio, il polo nascosto viene esposto usando un piccolo stilo.
Il problema è che noi chiamiamo "antenna" il piccolo stilo e siamo convinti che sia quella la parte radiante e ricevente, mentre invece l'antenna è tutto il sistema, compresa la scatola della radio.
Il video mostra anche che un solo polo non è sufficiente per radiare o ricevere, quindi bisogna scordarsi la reale esistenza di "end-fed" o "monopoli": questi oggetti hanno sempre una "seconda parte" che va ben compresa, altrimenti, come tutte le cose lasciate al caso, creerà problemi.
Naturalmente a meno che non siano prese precauzioni, come un balun o altre configurazioni, che riescano a confinare la radiazione solo ad alcuni elementi, come avviene di norma nelle antenne fatte seriamente.

Ciao
Davide

45
antenne radioamatoriali / Breve video sui sistemi sbilanciati
« il: 25 Marzo 2021, 11:52:35 »
Ciao a tutti.

Ho girato un video di meno di due minuti a corredo di un articolo che uscirà su RKE di aprile 2021 sulle differenze tra "bilanciato" e "sbilanciato" relativamente a linee di trasmissione ed annessi.
Si vede molto chiaramente com'è realmente composta la "antenna" al di là dei nomi che gli attribuiamo noi e dimostra come un solo elemento ricevente non sia sufficiente a chiudere il circuito ma ne sono richiesti sempre due.
Spero sia interessante.



Ciao
Davide

46
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 09 Marzo 2021, 12:21:11 »
Ti dico solo che lo stesso sistema elettrico mio montato ALL'ESTERNO con il nastro isolante risuonava a 27.465 MHz e una volta montato all'interno risuonava a 26.465 MHz!!!! [emoji54] ... Ma la cosa più interessante è vedere come sullo spectrum scope dell' HF una volta messo il sistema all'interno si "abbassasse" notevolmente il rumore di fondo su tutta la banda!...quindi TEORIA A PARTE tanto "invisibile" alla RF quella VTR non lo era affatto !!! [emoji1]

Lo sai che gettando un sasso per terra sono capace di fare venire buio? Sono anni ed anni che ripeto l'esperimento e nel 100% dei casi dopo qualche ora è venuto buio. Lo so che in TEORIA viene buio perché la Terra gira e il Sole va dietro, però in PRATICA ho constatato che viene buio perché butto a terra il sasso. Si sa, un conto è la teoria, un conto è la pratica: solo con la pratica si vedono REALMENTE come stanno le cose.

Ciao
Davide

47
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 09 Marzo 2021, 10:12:18 »
Ciao a tutti.

I materiali dielettrici hanno impatto molto basso a basse frequenze mentre diventano più rilevanti a frequenze elevate.
Ad esempio, 10m di RG-213 (Belden 8267) a 27MHz attenuano 0.3dB, di cui 0.27 per il rame e 0.03dB per il campo dissipato nel dielettrico.
Lo stesso cavo a 5GHz attenua 8.7dB di cui 3.6dB sul rame e ben 5.1dB nel dielettrico.
La Saint-Gobain pubblica la curva di attenuazione introdotta dalla loro gamma di radome in vari materiali, dalla fibra di vetro al kevlar, alle frequenze da 0 a 30 GHz. I 27MHz nell'immagine sono completamente a sinistra in meno di un pixel nella zona del "praticamente zero".



In pratica preoccuparsi dell'attenuazione della fibra di vetro su un'antenna alle frequenze CB è come allarmarsi dell'impatto che un moscerino spiaccicato sul vetro, che in qualche misura influirà sull'aerodinamica, possa riflettersi sui consumi di un'utilitaria nel traffico cittadino.

Ciao
Davide

48
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 09 Marzo 2021, 00:46:40 »
Ciao Davide, facendo i seri, ti sembra che io abbia detto qualcosa di tecnicamente inesatto?

Ma veramente vuoi che risponda a questa domanda?
Ti hanno già risposto in tanti, ma tu non leggi, ribadisci le tue posizioni a qualunque costo, arrivando facilmente ad insultare l'interlocutore, come hai fatto anche questa volta.
Le tue affermazioni sono sono sostanzialmente congetture, cioè cose che dici tu perché le dici tu, e quando si è tentato di andare sul concreto, come nel caso del balun, è venuto fuori il vuoto pneumatico circondato da insulti.
Secondo me rispondere è un esercizio inutile.

Ciao
Davide

49
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 08 Marzo 2021, 23:42:57 »
Quindi preferisco non rispondere più per non inquinare ulteriormente il 3d

Dici che questo buon proposito si potrà concretizzare presto?
Stiamo ormai ampiamente a livello troll.

50
antenne per CB / Re:COMPARAZIONE GRAZIOLI FE10V VS GAIN MASTER
« il: 07 Marzo 2021, 21:42:03 »
Ciao a tutti.

Volevo solo ricordare che non è molto intuitivo, ma la differenza tra due valori in dBm fornisce un risultato in dB, non dBm.
Ad esempio 5dBm-3dBm=2dB.

Se assumessimo per assurdo che la differenza tra dBm fornisse dBm, potremmo scrivere che 10dBm-10dBm=0dBm=1mW: cioè la differenza tra due emissioni identiche sarebbe sempre di 1mW, che non ha molto senso.
Proviamo ad affermare per assurdo che 30dBm-29dBm=1dBm.
30dBm = 1W
29dBm =~ 0.8W
1dBm =~ 0.0013W
Se affermate 30dBm-29dBm=1dBm, state affermando che 1W-0.8W=0.0013W, che ovviamente è sbagliato.
I logaritmi sono pieni di trappole.

Ciao
Davide

52
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 26 Febbraio 2021, 15:19:12 »
Non mi torna, anche perchè alla fine del coassiale c'è il trasformatore di impedenza, ma ho la testa in altro, ci tornerò su nel weekend.

Il trasformatore di impedenza è parte del sistema differenziale che non appare. Quello che simuli con 4NEC2 è la parte radiante che nel tuo caso ha come generatore l'uscita del trasformatore di impedenza.

53
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 26 Febbraio 2021, 15:02:11 »
Grazie,
guarderò meglio nel weekend, ma "a naso" hai imbrogliato ;-)
O meglio semplifichi la simulazione dando per assodate alcune cose;
un po come faccio io quando simulo endfed SENZA il coassiale, spostando solo il punto di alimentazione.

Se il coassiale è il linea con la endfed, puoi spostare il punto di alimentazione. Non c'è differenza tra la calza del coassiale o il filo dell'antenna come elemento radiante, è solo nella nostra testa.
Se hai 50m in tutto, puoi fare 15 di endfed e 35 di coassiale o 25 di endfed e 25 di coassiale spostando il punto di alimentazione.
Quel che cambia ed è semplificato è che il coassiale è isolato e quindi avrà una velocità di propagazione diversa e che alla fine del coassiale comunque c'è altro come la radio, l'operatore, ecc. che sono tutti collegati e fanno parte del gioco anche loro.
Ma per capire a grandi linee cosa succede, che credo sia il massimo che si possa capire da una simulazione di questo tipo, va benissimo.

Ciao
Davide

54
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 26 Febbraio 2021, 14:48:26 »
ringrazio ... ma rilancio ;-)
Potresti spiegare ( o linkare documentazione "semplice" ) su come simulare la linea di trasmissione e choke? ( 4nec2 o mmana)
( a me interesserebbe, oltre che in generale, per endfed )
Dalle immagini non capisco se hai messo un conduttore ( per simulare la calza) oppure c'è una vera linea di trasmissione.

La parte differenziale è trasparente, cioè non irradia nulla all'esterno, per cui l'unica cosa che si simula è la calza che si rappresenta con un conduttore che fa il percorso del coassiale.
Questo è il modello di W2DU:


Il choke è un'impedenza in serie posta nel punto in cui vuoi mettere il choke.
E' utile misurare con il VNA il choke alla frequenza desiderata e metterci quei valori, perché così vedi non solo l'efficacia, ma anche quanta potenza dissipa.
Il file 4NEC2 che ho usato per il choke è il seguente:

Codice: [Seleziona]
CM Common mode current on a dipole
CE
SY r=0.01000 'Radius
SY F=10.0000 'Frequency
SY A=7.44000 'Dipole arm length
SY C=9.44000 'Common mode path length
GW 1 31 0 0 0 -A 0 0 r 'Left radiator (centre core)
GW 2 31 0 0 0 +A 0 0 r 'Right radiator (braid)
GW 6 41 0 0 0 0 0 -C r 'Common mode
GE 0
LD 4 6 1 1 727.55 2541
GN -1
EK
EX 0 1 1 0 1 0 0
FR 0 0 0 0 F 0
EN

Il choke è la linea "LD" con l'impedenza del mio choke R=727.55 X=2541.

Ciao
Davide

55
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 26 Febbraio 2021, 14:06:40 »
Sinceramente a me non frega un ca**o di fare "lo scontro tra titani" con te che sei moderatore e che sei il Dio di questo sito, altri moderatori o altri libri da te menzionati, se mi dici di "non rompere" vi lascio benissimo spazio come ho fatto per più di 2-3 anni e vi lascio liberi di non avere "spine nel fianco" visto che tutti voi vedete così i miei interventi invece di vederli come COSTRUTTIVI E SPUNTI PER DISCUTERE.

Voi siere super mega radioamatore patentati, quindi capisco che abbiate il peso del personaggio che incarnate, io sono un semplice "RADIOKILLER" da "binario 45" quindi a questo punto preferisco eclissarmi e continuare su altre spiagge così nessuno vi contraddice e risplendete senza impurità...quindi Davide amici come prima ma per me qua la questione  TECNICA è CHIUSA. [emoji106]

Ciao a tutti.

Questo thread è nato perché alcuni utenti mi hanno scritto chiedendo chiarimenti riguardo a tue prese di posizione nel thread dell'antenna che hai presentato. Sono andato a leggerlo e ho visto hai addirittura dileggiato degli utenti dicendo che alcune cose che sostenevano loro, peraltro corrette, erano errate in maniera così clamorosa che perfino un bambino di cinque anni non le avrebbe sbagliate. Alcuni di costoro, invece di mandarti a quel paese, hanno fatto quello che fanno le persone intelligenti: si sono fatti venire dei dubbi e sono andati in cerca di riscontri e chiarimenti. Non so cos'abbiano fatto tutti, chi abbiano contattato, cos'abbiano letto, ma sicuramente qualcuno ha scritto a me chiedendomi di leggere il thread ed esprimere una posizione.
Io stimo molto le persone che hanno questo atteggiamento e se c'è qualcosa che posso fare per loro, lo faccio volentieri.
Io sono perfettamente consapevole che la mia parola di per sé non abbia alcun valore particolare e per questo mi sforzo di corredarli di un filo logico coerente, di riscontri strumentali, di esperimenti dimostrativi e di fonti certamente più autorevoli del sottoscritto. Cosa che ho fatto anche questa volta, impiegando un sacco di tempo a preparare le simulazioni, cercare foto di esperimenti che ho fatto, scrivere un testo. E come risposta arriva l'accusa di avercela con te, che sono moderatore, che me la tiro perché sono radioamatore e compagnia bella.
La verità è che dopo esserti preso gioco di alcuni utenti che hanno risposto ad un thread che hai aperto tu, dando loro apertamente degli incompetenti, hai sostenuto le tue tesi con motivazioni tecniche inconsistenti fino a questo triste epilogo: hai fatto tutto da solo.

Ciao
Davide

56
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 26 Febbraio 2021, 10:03:39 »
Ciao a tutti.


Lo scontro tra "titani" di oggi si svolge tra "Francesco_PRT":

Il choke di per se NON SIMMETRIZZA, evita solo il problema delle correnti di modo comune che si generano sui bracci del dipolo che NON sono simmetrici, ecco perchè per me non è un SIMMETRIZZATORE (balanced-unbalanced) ma più un "rimedio della massaia" (non me ne volere Davide, il choke ha mille pregi ma non lo userei mai al posto del bal-un).

che, forte della sua esperienza sul campo, sfida nientemeno che l'ARRL "Antenna Book" che, secondo lui, sbaglia a sostenere che il choke sia un balun:



E' una sfida importante ed ardita: io personalmente mi sarei preparato molto bene perché so che questi testi "istituzionali" sono fatti da gente molto preparata e da più di ottant'anni (la prima edizione è del 1939) i contenuti sono sottoposti ad esame da un'ampia comunità scientifica.

Mettiamo qualche punto chiave:
1) a determinare la radiazione e quindi il lobo è la corrente che si sviluppa sui conduttori; non per niente i simulatori come NEC mostrano lo sviluppo della corrente
2) la corrente che si sviluppa sui conduttori la decide il campo elettromagnetico in base alla geometria degli oggetti coinvolti secondo le sue regole; voi non potete "pompare" dal feedpoint più corrente a destra o a sinistra per
3) la corrente differenziale che esce dal feed-point, cioè quella che porta l'energia all'antenna, è sempre simmetrica: se da un lato sta passando +1A, dall'altro sta passando -1A;
4) la corrente che si sviluppa sul resto dell'antenna è simmetrica se tutto il sistema è simmetrico
5) se la vostra grande preoccupazione sono i lobi, quello che non volete è che un elemento estraneo come la calza del coassiale vada a variare la geometria dell'insieme creando lobi diversi da quelli desiderati da voi.

Cominciamo a vedere lo sviluppo di corrente su un dipolo standard e il relativo lobo su un piano di confronto scelto arbitrariamente:



Vediamo che attorno al feed-point la corrente fornita dai due rami è la stessa; se in quell'istante il feedpoint sta erogando 10A, abbiamo che il ramo sinistro fornisce al feed-point +10A e quello destro -10A.

Ora introduciamo un percorso di modo comune:



Come vediamo lo sviluppo di corrente sul dipolo non è più simmetrico perché a sinistra il ramo lavora da solo, a destra il ramo condivide il lavoro con un altro elemento.
Il ramo sinistro fornisce al feedpoint +10A, mentre il ramo destro fornisce -8A perché gli altri -2A sono convogliati dalla calza.
Le correnti che alimentano quello che noi vogliamo che sia l'antenna, cioè il dipolo, non sono più simmetriche +10A da una parte, -8A dall'altra perché -2A sono forniti da un elemento estraneo che dobbiamo escludere. Il lobo in blu è evidentemente deformato rispetto al lobo originale in rosso.

Mettiamo ora un choke, cioè un'impedenza di blocco sul canale di common mode.
Il choke fornisce un'impedimento alla corrente che non riesce a passare. Non riuscendo a far passare corrente, l'apporto che questo ramo può dare al feed point è di 0A.
Per cui quanto sarà l'apporto di corrente che dovrà fornire il ramo destro per mantenere intatta la regola n.3? -10A-0A=-10A.
Vediamo cosa ne pensa il simulatore:



Come si vede, con l'introduzione del choke, le correnti sul dipolo sono tornate simmetriche ed il lobo è tornato uguale a quello del dipolo di partenza.
Il choke impedisce il passaggio di corrente su quel ramo e quindi la corrente simmetrica che deve essere fornita al feed point, deve essere totalmente fornita dal resto dell'antenna.
Il choke ha simmetrizzato la corrente.

Vediamo invece la soluzione di Francesco_PRT di mettere il choke in stazione:



In questo caso il campo ha modo di svilupparsi come se il choke non ci fosse.

Prendiamo ora la frase con cui Francesco_PRT sostiene che il choke non sia un balun perché non simmetrizza: In un bal-un degno di tale nome e funzione se io misuro con una sonda RF con il negativo attaccato alla calza del coassiale cosa c'è prima del bal-un e cosa c'è dopo, trovo che prima del balun ci sono 0 volt sul polo freddo (la calza) e 50 volt (un esempio) sul polo caldo (dati dal generatore in TX), mentre dall'altra parte in un bal-un ideale trovo 25 volt su un ramo e 25 sull'altro..

Questa è la descrizione (un po' confusa) del funzionanmento di un balun cosidetto "in tensione" che ottiene lo stesso scopo di simmetrizzare le correnti ponendo il ramo di modo comune (la calza) ad un equipotenziale rispetto ai due rami del dipolo. Non è la descrizione della funzione svolta dal balun, è la descrizione del principio sfruttato da un particolare tipo di balun per ottenerla.
Quando non c'è alcun balun, da un punto di vista elettrico la calza "radiante" è collegata ad un solo ramo del dipolo, che quindi ha un rapporto privilegiato con essa e il sistema non è simmetrico.
Il balun in corrente, cioè il choke, scollega di fatto la calza dal suo ramo e quindi nessuno dei due rami è più collegato: la calza diventa un elemento passivo posto sull'asse di simmetria dell'antenna. I due rami del dipolo tentano di indurre correnti sulla calza, ma avendo ora un rapporto simmetrico, si annullano a vicenda.
Il balun in tensione fa in modo che la differenza di potenziale tra i rami e la calza sia la stessa: cioè invece di scollegarla da uno, la collega in maniera identica ad entrambi. Il sistema diventa simmetrico e la calza non può più essere "attivata".

Pertanto "simmetrizzare le correnti" e "bloccare le correnti di modo comune" relativamente alle problematiche di modo comune sul coassiale, sono la stessa cosa.

Le definizioni "balun in corrente" o "balun in tensione" si riferiscono al metodo che questi strumenti utilizzano per raggiungere lo stesso obiettivo.
Naturalmente è importante sapere come fa a funzionare il tipo balun che si utilizza perché il principio su cui si basa può essere efficace, irrilevante o controproducente in base alle condizioni in cui viene fatto lavorare. Quindi non basta attacarli a caso e fare prove a caso.

Ciaoo
Davide

57
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 25 Febbraio 2021, 20:17:17 »
A proposito, visto che siamo in argomento avrei una domanda da porti :
In varie discussioni a cui ho partecipato, qui e sull altro forum, capita spesso di parlare delle "configurazioni" delle antenne (verticali multibanda) , o meglio su come lavorano, 1/4,1/2,5/8,3/8,3/4 d'onda, è qui ognuno ha la sua interpretazione
Allora la mia domanda : come capirlo? Di Cosa dobbiamo tenere conto per arrivare alla soluzione??

Ok scriverò qualcosa in merito ma mi serve un po' di tempo libero per preparare il materiale.

Ciaoo
Davide

58
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 25 Febbraio 2021, 20:16:28 »
Con un bel choke Bazooka lungo 1/4 d'onda lo fai bello dritto senza una curva.

Ero sicuro che ci saresti arrivato in tre secondi :-)

Ciaoo
Davide

59
antenne radioamatoriali / Re:Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 25 Febbraio 2021, 18:25:53 »
Ciao Francesco.

Per esempio io sul chiamare il choke "bal-un" non sono assolutamente d'accordo, perchè di fatto il choke blocca le correnti di modo comune ma non simmetrizza, comunque avremo modo di confrontarci magari in privato essendo un argomento che annoierebbe la maggior parte degli utenti. [emoji6]

Ma no, perché in privato, a me continua a scrivere gente che è molto interessata all'argomento. Chi non è interessato mica è obbligato a leggere.
Anzi, sarebbe interessante leggere una bella esposizione a sostegno della tesi che il choke non sia un balun perché "non simmetrizza" che vada al di là di una semplice congettura fondata su un "secondo me". Magari che spieghi cosa significa "simmetrizzare", perché dovrebbe essere importante e per quale principio il choke non lo faccia tanto da non poterlo definire "balun".


Velocemente ho letto che parli ancora una volta di Choke, bisognerebbe dire anche che da certe frequenze in poi è assolutamente deleterio in quanto ogni curva (soprattutto se stretta) genera una perdita (proprio come il tuo paragone  "elettromagnetismo ed idraulica").

Ma perché mai il choke dovrebbe avere necessariamente delle curve? Si può fare un choke perfettamente dritto. Sono sicuro che molti qui sul forum saprebbero come farlo.

Ciaoo
Davide

60
antenne radioamatoriali / Elettromagnetismo ed idraulica
« il: 25 Febbraio 2021, 01:32:37 »
Ciao a tutti.

Sbirciando nel recente thread sull'antenna CB ho notato il consueto "accaloramento" sulle solite questioni che riguardano choke, balun, antenne silenziose o rumorose e via dicendo.
E' un po' di tempo che mi sto chiedendo come mai questo argomento sia così ostico.
Nelle costruzioni di circuiti elettroniche sicuramente ci saranno tanti che scrivono cavolate, ma i numerosi radioamatori autocostruttori esperti parlano a ragion veduta, hanno compreso quello che stanno facendo. Nessuno di loro si sognerebbe di chiamare BJT, MOSFET, LM355 e 7805 tutti "transistor" solo perché sono dei cosi neri con tre gambette: ogni componente ha il suo nome, la sua funzione e il suo modo per essere impiegato.
Invece, non appena l'aspetto elettromagnetico del circuito prende il sopravvento, cala il buio più nero.
Ed ecco esperti che inanellano boiate tremende, comprese pubblicazioni di tutto rispetto, componenti diversi chiamati tutti con lo stesso nome o, al contrario, numerosi distinguo "attenzione a non confondere" elementi che sono la stessa cosa chiamata con nomi diversi.
Il ragionamenti vagheggiano tentennando e "facendo cose" quasi sempre sbagliate, come quando il correttore in inglese si ostina ad intervenire in un testo scritto in italiano.
E' anomalo che così tante persone intelligenti, preparate e con voglia di studiare, siano messe in tale difficoltà da questi argomenti.
Penso che la radice di tutto ciò sia nel modo in cui si impara l'elettrotecnica.

Quando ero bambino mi regalarono un kit educativo sull'elettronica con componenti magnetici che si chiamava "Lectron".



Aveva un manuale molto bello che spiegava l'elettronica con un parallelo idraulico. Gli "elettroni" erano dei pallini rossi con le gambe che uscivano da una pompa che rappresentava il polo positivo della batteria e correvano nei percorsi costituiti dai fili. Passavano quindi nei vari componenti per finire nello "scarico" che era il "-". Non importava che gli elettroni in realtà avessero carica negativa: erano solo elementi virtuali che si muovevano secondo il verso convenzionale della corrente.
Il parallelo era molto potente. Molta pressione e poca portata, cioè pochi "elettroni" ma molto forzuti rappresentavano un circuito ad "alta impedenza". Poca pressione e molta portata, cioè "elettroni" più deboli ma in maggiore quantità potevano fare lo stesso lavoro a "bassa impedenza". I resistori erano tunnel dove gli elettroni entravano a fatica ed uscivano stanchi. I condensatori erano vasche ad accumulo dove potevano anche entrare disordinatamente e a gruppetti, mentre di sotto uscivano tutti in una bella fila regolare.
Questo modello, qui rappresentato per bambini, è in realtà quello che viene usato in elettrotecnica ed è quello che tutti abbiamo in mente quando pensiamo ai circuiti elettrici.
Per capire come funzionano, partiamo dalla sorgente di energia e seguiamo il percorso dei fili e dei componenti in cui entra ed esce la corrente. Tutti ci immaginiamo la "massa" come un grande scarico in cui sparisce tutto, come fosse un tombino. Proprio qualche giorno fa leggevo su Facebook un radioamatore che diceva che teneva un amperometro RF sul filo collegato a terra per assicurarsi che l'RF "si scaricasse a massa".



Guardando questo circuito, dove c'è un generatore alternato collegato ad un coassiale terminato dal un resistore, il ragionamento che facciamo è il seguente: durante la semionda positiva, la corrente esce dal generatore (I1), percorre il centrale, arriva al resistore (I2) quindi fa inversione di marcia e torna al generatore (I3). Quando la semionda si inverte, fa il giro al contrario.

Il problema è che... non funziona affatto così.
Ho inviato un singolo impulso sinusoidale e con l'oscilloscopio ho tenuto fissa come riferimento la misura della tensione V1; quindi ho misurato la corrente I1, I2 e I3. Le frecce nello schema sopra indicano il verso di misura.



Quello che osserviamo è che non appena il generatore sviluppa una differenza di potenziale tra centrale e calza, compare immediatamente sia la corrente I1 che la corrente I3, che è uguale contraria.
La corrente non è affatto passata per il carico al quale ci arriva più tardi. Anzi, si direbbe che non sia nemmeno la stessa corrente, dato che quella che è partita è immediatamente rientrata pari pari nel generatore.

Quindi com'è possibile tutto ciò? Com'è possibile che la corrente che esce dal generatore rientri tutta subito però ci sia dell'altra corrente apparsa dal nulla che arriva al carico?

Quello che succede è questo.
Il generatore presenta una differenza di potenziale che varia di continuo tra i suoi capi e rimane a disposizione di qualunque componente che sia in grado in qualche modo di "chiudere il circuito" affinché sia prodotta corrente e di conseguenza potenza.
Il cavo coassiale ha un conduttore collegato a ciascuno dei due poli. Non appena compare una differenza di potenziale variable tra i due poli, si forma un campo elettrico variabile nella prima sezione infinitesimale del cavo. La forma particolare coassiale del cavo fa sì che il campo elettrico si formi all'interno dell'isolante; per l'effetto di prossimità le cariche di calza e centrale sono attratte tra loro e quindi si concentrano sul punto più vicino, cioè sulla superficie del centrale e la superficie interna della calza.
Per la legge di Faraday, il campo elettrico variabile induce un campo magnetico variabile e il campo magnetico induce corrente sui conduttori.
La corrente così indotta è quella che il generatore vede uscire e rientrare.
Il campo magnetico variabile ha però l'effetto di indurre una differenza di potenziale variabile sul segmento infinitesimale successivo di linea coassiale e il procedimento continua.
Questa "accoppiata" tensione/corrente continua così il suo percorso lungo tutto il cavo.
Ogni sezione del cavo si comporta da "generatore", presentando una differenza di potenziale, mentre la sezione successiva si presenta come "carico" presentando un'apparente "resistenza". Data una tensione "V", la linea sviluppa con questo sistema una corrente "I" tale per cui R=V/I=50Ω, valore detto "impedenza caratteristica" della linea.
Ad un certo punto il coassiale finisce e si trova il resistore terminale da 50Ω; il coassiale, in veste di generatore, presenta la tensione "V"; il resistore risponde sviluppando una corrente "I" ed il ciclo è terminato.
Quella che viaggia sui fili e nello spazio circostante non è la corrente, bensì l'energia che ha prodotto il generatore e che alla fine viene dissipata dalla resistenza.

Ora, anche la scatola della radio è di metallo ed è collegata ad un polo del generatore, diciamo il "polo verde"; essa vorrebbe tanto partecipare al banchetto dell'energia fornita dal generalore, ma per farlo deve trovare un modo per creare una corrente in uscita dal "polo verde" e una uguale e contraria in entrata sul "polo giallo".
Per quanto riguarda il polo verde, non ci sono problemi in quanto è fisicamente collegata. Però l'unico collegamento con il polo giallo è il centrale del coassiale, per cui la scatola della radio deve instaurare un "rapporto elettromagnetico" con esso al fine di ricreare lo stesso fenomeno di prima.
Il problema è che... non può. Il centrale è interessato da un campo da lui prodotto, ma per via della forma coassiale del coassiale, questo viene azzerato dall'analogo campo che si forma dentro la calza. Il campo del centrale, in qualunque direzione si muova, viene sempre intercettato dal campo della calza che lo avvolge, per cui non si può "accoppiare" con nient'altro.
Per cui tutti gli altri pezzi che sono collegati al "polo verde", non potendo accedere anche al "polo giallo", rimangono inerti.
Se voi staccate il PL e lasciate dentro il solo centrale, non c'è più la differenza di potenziale tra calza e centrale, ma solo tra centrale e carcassa della radio. Ecco che il campo del centrale non è contrastato da quello della calza e il circuito si "chiude" tra centrale e carcassa.

In queste condizioni il campo non si sviluppa più in maniera così uniforme come dentro una linea di trasmissione ma in maniera molto più difficile da calcolare. Quello che è certo è che il campo elettromagnetico continuerà a creare differenze di potenziale tra i vari componenti e correnti sui vari conduttori incaricati di alimentare il polo verde e quelli che alimentano il polo giallo. Alla fine, nei punti di contatto del generatore, vi saranno sempre due correnti uguali e contrarie la cui entità dipenderà dall'impedenza che tutto questo sistema avrà assunto.

Questi campi disordinati non più cancellati hanno anche un secondo effetto, che è quello di produrre un secondo campo molto più ordinato chiamato "far field", che è quello che si propaga e consente la trasmissione.

La cosa interessante è che se noi togliamo il generatore e mettiamo un carico di pari impedenza (es. un ricevitore), possiamo immergere questa struttura in un far field prodotto da altri ed avremo un'esatta replica delle correnti e tensioni che avevamo in trasmissione, che alla fine si concretizzano in differenze di potenziale e relative correnti sul ricevitore.
In altre parole, qualunque punto del sistema contribuisca a trasmettere, contribuirà parimenti a ricevere (reciprocità).

Ma torniamo al coassiale correttamente collegato e vediamo cosa succede se al posto del resistore da 50Ω mettiamo un'antenna.
Sappiamo che il nostro impulso è partito dal generatore e sta risalendo il coassiale. Per quanto ci riguarda, una volta che il nostro singolo impulso è completamente entrato nel coassiale, potremmo anche spegnere e scollegare del tutto il trasmettitore che non cambierebbe niente.
L'impulso ad un certo punto raggiunge la fine del coassiale e presenta una differenza di potenziale a quello che trova lì. L'antenna se vuole trasmettere deve necessariamente chiudere il circuito con un campo elettromagnetico, cioè esattamente come aveva fatto il coassiale all'inizio. Solo che il campo non deve essere cancellato ma lasciato libero di svilupparsi su una superficie abbastanza ampia da creare un buon far-field con il quale radiare la potenza.
Chiamiamo convenzionalmente il punto dove finisce il coassiale polo "X" per il centrale e "Y" per la calza.
L'antenna non ha poteri speciali: se vuole potenza, alla differenza di potenziale deve rispondere con una corrente uguale e contraria sui due poli che la alimentano. Non può pensare di fare la furba e prendere corrente da un polo solo, così come non poteva farlo la carcassa in precedenza.
Per questo l'antenna, se vuole radiare potenza (o se vuole ricevere) deve essere necessariamente in grado di produrre corrente tanto sul polo "X" quanto sul polo "Y" cioè nel punto in cui il coassiale termina. Infatti è in quel punto che il coassiale presenta la differenza di potenziale per il segmento successivo che però non c'è perché il coassiale è finito e al suo posto c'è l'antenna.

Se noi come antenna colleghiamo un conduttore (es. uno stilo) al centrale, cosa succede?
Beh, questo elemento, collegato al polo "X", cerca subito di instaurare "un dialogo" tramite campi elettromagnetici con qualche conduttore che sia collegato al polo "Y" in modo da fornire la corrente necessaria su entrambi i poli. E lo trova subito: infatti la calza del coassiale è collegata al polo "Y" anche nel punto un cui termina il coassiale e la sua superficie esterna è esposta a correnti indotte.
Ecco che abbiamo la nostra antenna: il campo elettromagnetico si sviluppa tra lo stilo e la calza. Tra lo stilo e la calza vi saranno differenze di potenziale variabili in base al punto e vi scorreranno localmente correnti secondo le regole complicate dei campi elettromagnetici.
Analogamente, i campi elettromagnetici intercettati nell'intorno di questi elementi andranno formare differenza di potenziale e corrente ai poli "X" e "Y" (il PL in cima al palo) che poi il coassiale, diligentemente, trasporterà con il solito sistema campo elettrico/campo magnetico fino ai poli "giallo" e "verde" del ricevitore (il PL dietro alla radio).

Possiamo anche ragionare qualche secondo sulle conseguenze di tutto ciò, specialmente sul coinvolgimento del coassiale. Che la calza sia una parte "radiante" non ci sarebbe niente di male se non fosse che arriva in casa fino alla radio. Noi usiamo il coassiale proprio perché vogliamo mettere l'elemento che genera e riceve il far-field in un punto aperto e lontano, se no attaccheremmo l'antenna dietro la radio. Il coassiale usato in questo modo in trasmissione genera la sua quota di campo elettromagnetico in casa creando disturbi. Ed in ricezione, rischia di catturare tutti i rumori prodotti da alimentatori switching ed altre sorgenti che gli sono vicine.
Ed è inutile mettere coassiali con triple schermature d'oro massiccio: questi disturbi non penetrano nel coassiale ma semplicemente contribuiscono a creare il campo elettromagnetico che si concretizza nella differenza di potenziale e corrente che si sviluppa ai poli "X" e "Y", cioè lassù in cima il palo dove il coassiale finisce e comincia l'antenna.

Si può "escludere" il cavo coassiale da questo comportamento? Sì, ma non è una cosa banale.
Una delle soluzioni è un balun, che è un componente il cui unico scopo in questo contesto è quello di tagliare fuori la calza dal circuito RF.
Il choke, ad esempio è un balun molto comune e spesso efficace. I tanti che dicono "attenzione a non confondere il choke con il balun" lasciando intendere quindi che abbiano ruoli diversi, sono squalificati: il choke è un tipo di balun.
Anche quelli che dicono "ho la canna da pesca con il balun 4:1" sono squalificati: non è un balun, è un trasformatore di impedenza. Non serve a tagliare fuori la calza dal circuito, serve a far sì che 2W invece di essere trasferiti usando 10V e 200mA, siano trasferiti con 20V e 100mA - come il trasformatore da 220V a 12V che avete nell'alimentatore. Non c'entra un cavolo col balun.

Il choke, che è il coassiale stesso avvolto in una bobina, taglia fuori il coassiale perché la bobina costituisce un'impedenza per la corrente. Quella che scorre dentro al coassiale non è coinvolta perché non genera campo (corrente differenziale). Quella che invece tenta di scorrere verso il polo "Y" per completare il circuto è da sola, perché l'altra per il polo "X" arriva dallo stilo. Quando si trova una bobina in mezzo, non riesce più a passare ed ecco che quello diventa un "ramo morto", perché in fondo gli abbiamo messo un "tappo".
Ovviamente se il nostro choke avesse efficacia al 100%, rimarrebbe lo stilo da solo e non riuscirebbe più a trovare un partner che gli fornisca la corrente al polo "Y", non potrebbe quindi usufruire del potenza che arriva alla fine del coassiale né a fornirne: non potrebbe né trasmettere né ricevere.
Per questo insieme ad un choke è necessario fornire qualcos'altro a monte del choke che possa completare il circuito con lo stilo. Ad esmpio i radiali nelle antenne verticali servono a questo.
Quei progetti dove fanno una end-fed con un choke appena sotto al trasformatore sono una scemenza: quello che si tenta di tagliare con il choke è l'unico elemento che sarebbe capace di chiudere il circuito. Per cui o il choke è completamente inefficace e l'antenna funziona; oppure è abbastanza efficace e quindi l'antenna funziona lo stesso ma per chiudere il circuito è costretta a forzare un sacco di corrente nel choke, che dissipa in calore senza peraltro tagliare fuori il coassiale. Oppure e totalmente efficace e quindi l'antenna non funziona più.

I vari componenti delle antenne vengono chiamati con vari nomi come contrappesi, elementi radianti, radiali, piani di massa, piani riflettenti e via dicendo insinuando ruoli di importanza diversa (l'"elemento radiante" sembra più importante di un vile "contrappeso") oltre che svolgenti funzioni diverse. Secondo me sarebbe meglio chiamarli "radiatore 1" e "radiatore 2" così che sia chiaro cosa fanno. Questo modo di concepire le cose fa sì che orde di principianti si lancino su endfed tremende con 16m di "elemento radiante" e 35m di coassiale, dove il 90% del lavoro di radiare e ricevere viene fatto dal coassiale. E poi si lamentano che quando schiacciano il PTT gli esplode il PC e quando lo mollano ricevono una segheria a 9+20 su tutte le bande.
Se si rendessero conto di questo fatto, farebbero il diavolo a quattro per costruire dipoli simmetrici, anche random con l'accordatore, che sono facilissimi da "isolare".

Anche l'idea che ho letto che il choke per limitare i disturbi vada messo attaccato alla radio e non sotto l'antenna è una cosa senza senso. I disturbi captati dal ramo dell'antenna costituito dal coassiale si concretizzano in corrente che si forma sul PL che c'è sotto l'antenna, che senso ha mettere un blocco sotto e lasciare 30m di cavo libero di captare e convogliare? I disturbi, così come il brasiliano che chiama CQ, entrano dal PL sotto l'antenna. Il choke va messo a partire dall'alto ed eventualmente scendendo se si vuole far "lavorare" una parte di coassiale, fino al punto in cui si desidera che il coassiale smetta di essere parte dell'antenna. E attenzione, non basta mettere un choke a vanvera per ottenere l'effetto desiderato: il choke è un induttanza ed in base alla situazione della corrente nei vari punti, ha effetti diversi.

Infine, quando si valuta un'antenna, sarebbe sempre bene partire dal presupposto che il coassiale sia elemento ricetrasmittente come tutte le altre parti e chiedersi quali accorgimenti, che non sono necessariamente un balun, quel particolare tipo di antenna abbia adottato per minimizzarne gli effetti nocivi. Si scoprirà che molte antenne non hanno adottato alcun accorgimento ed infatti ne mostrano tutti gli effetti nocivi.

Ciaoo
Davide

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